Sara Di Pietrantonio, c’è l’ergastolo per il suo assassino: Vincenzo Paduano condannato dalla Corte d’Appello

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:33

Vincenzo Paduano condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sara Di PietrantonioVincenzo Paduano. Condannato in prima istanza al fine pena mai, Paduano si è visto ridurre la pena a 30 anni di carcere: ieri la Corte d’Appello ha riportato la pena all’ergastolo

La rottura della relazione sentimentale tra Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano si è conclusa, tre anni fa, in un bagno di sangue: l’ex vigilantes, che non accettava la fine della loro storia, ha iniziato a perseguitare la ex fino ad arrivare a ucciderla. Così, il 29  maggio del 2016 – dopo l’ennesima discussione nel corso della quale Sara aveva ribadito che di lui non ne voleva più sapere- Vincenzo Paduano ha seguito la ragazza con la sua macchina, l’ha fermata, l’ha strangolata e ha poi dato alle fiamme il suo corpo.  Per questi fatti, l’uomo è stato condannato all’ergastolo in primo grado di giudizio, ma la sua pena era stata poi ridotta a 30 anni di reclusione. Il nuovo processo disposto per le accuse di stalking, secondo la Corte di Cassazione non assorbite nel processo per omicidio, ha stabilito che Paduano dovrà scontare in carcere l’ergastolo.

Via della Magliana, Roma. Il 29 maggio del 2016, intorno alle ore 05:00 del mattino, i Vigili del Fuoco rinvengono i resti di un’automobile consumata dal fuoco. Al suo interno un corpo carbonizzato che si scopre appartenere a Sara Di Pietrantonio, una bellissima e giovanissima ragazza. L’esame autoptico realizzato successivamente stabilirà che la giovane era stata strangolata da qualcuno che ha poi appiccato il fuoco alla sua vettura. Le indagini condotte dalle Forze dell’ordine hanno portato a Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato che la ragazza aveva lasciato dopo un amore turbolento durato circa due anni. Troppo  geloso e possessivo, così Sara alla fine aveva detto basta: una cosa che l’uomo non riusciva ad accettare. La giovane stava anche cercando di rifarsi una vita e da poco aveva iniziato a vedersi con un altro.

Vincenzo Paduano condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il reato di stalking

Paduano aveva iniziato a perseguitarla nel tentativo di convincerla a tornare con lui. L’ultima discussione i due l’avevano avuta nel pomeriggio del 28 maggio 2016, a casa di Sara. Poi Paduano, quella sera stessa, aveva deciso di lasciare momentaneamente il suo turno di lavoro per recarsi sotto casa del ragazzo che Sara aveva iniziato a frequentare. Qui la 22enne lo aveva riaccompagnato, ma nel rincasare con la sua macchina non si è resa conto del fatto che il suo ex la stesse seguendo. Così, Paduano ha speronato la sua auto, costringendo Sara a fermarsi. Ne è seguita una lite culminata con lo strangolamento della ragazza e il successivo incendio. Vincenzo Paduano è stato condannato dalla seconda corte d’Appello di Roma a scontare l’ergastolo per i reati di stalking e di omicidio. Questa sentenza è arrivata ieri e segue la condanna all’ergastolo ottenuta in primo grado di giudizio, poi ridotta a 30 anni dalla Corte di Appello. È stata la Corte di Cassazione a volere una nuova sentenza per quel reato di stalking che la sentenza emessa per omicidio non aveva assorbito.

Vincenzo Paduano condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, parla la mamma di Sara

Sara Di Pietrantonio ha avuto giustizia e questa sentenza potrà servire a dare speranza a quelle donne che sono perseguitate e a quelle famiglie che da anni attendono per i loro cari che giustizia sia fatta. In questi termini ha parlato Concetta Raccuglia, la mamma di Sara, addolorata per la perdita della figlia ma sollevata per quanto avvenuto in aula e per il riconoscimento del reato di stalking: La sentenza servirà per altre donne. Sara non ce la riporta più nessuno, nemmeno dieci ergastoli. Spero che tutto questo dolore possa servire per altre ragazze, altre donne che si trovano in questa difficile situazione dello stalking psicologico. La Corte ha fatto qualcosa per gli altri, è stato riconosciuto lo stalking come reato autonomo dall’omicidio e punito in presenza di una violenza invisibile“.

Maria Mento