Macron a Roma, sì alla distribuzione dei migranti: “Paesi che non accolgono penalizzati finanzariamente”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:56

Dopo le tensioni col governo gialloverde, torna il sereno nei rapporti diplomatici tra Italia e Francia.

A testimoniarlo, le parole del presidente francese Emmanuel Macron – a Roma per un breve incontro col premier Giuseppe Conte – che, parlando del rapporto tra il nostro paese e quello transalpino, ha dichiarato: “E’ indistruttibile, qualche volta non siamo d’accordo, si litiga, ma poi ci si ritrova sempre”.

E adesso che ci si è ritrovati, è tempo di lavorare sulla gestione dei migranti, per sorpassare il trattato di Dublino: “Sono convinto che possiamo metterci d’accordo su un meccanismo europeo di ripartizione dei migranti coordinato dalla Commissione europea, che consenta di garantire all’Italia o a Malta prima dell’arrivo dell’imbarcazione che le persone che arrivano vengano prese in carico”.

E la cooperazione dovrebbe riguardare anche gli eventuali rimpatri: “Dobbiamo poter difendere il diritto d’asilo, che fa parte spesso delle nostre Costituzioni, ma garantire anche che coloro che non hanno diritto all’asilo vengano rimpatriati il prima possibile nel loro Paese di origine. La volontà comune è di avere, a livello europeo, una maggiore cooperazione e una politica più efficace nelle riammissioni verso i paresi d’origine”

Chi non dovesse aiutare i paesi di primo approdo, incorrererebbe in sanzioni; almeno secondo Macron che si auspica che i “Paesi che non accolgono i migranti siano penalizzati finanziariamente”.

Parole che faranno poco piacere ai paesi del gruppo di Visegrad e in particolar modo all’Ungheria che – appena tre giorni fa – attraverso il ministro degli Esteri aveva dichiarato all’emittente televisiva pubblica M1 Szijjarto che la scelta di “aprire i confini e i porti” è “deplorevole e pericolosa”.

Peter Szijjarto – personaggio molto vicino all’ex vicepremier Salvini – aveva quindi proseguito: “Dopo aver fatto entrare masse di migranti illegali, vogliono distribuirli tra gli Stati membri dell’Unione europea”. Aggiungendo quindi, “l’Ungheria non accetterà nessun tipo di quote e difenderà le sue frontiere in tutti i modi“.

L’economia ungherese è in costante crescita anche grazie ai fondi europei (l’Ungheria riceve oltre tre miliardi di euro in più rispetto a quanto versa): vedremo se, anche dinnanzi al rischio di sanzioni finaziarie, Orban proseguirà con questa politica assolutamente non solidale nei confronti del nostro Paese.

Bisognerebbe ricordarsi che – a fianco dei diritti – ci sono anche i doveri.