Disoccupazione, i dati Istat mostrano il calo di quella giovanile: è davvero così?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:23

I dati appena pubblicati dall’Istat ci parlano di un elemento positivo: la disoccupazione giovanile sarebbe ai minimi storici rispetto agli ultimi anni. Ma ci sono altre considerazioni da fare

Dati che sembrano essere positivi quelli che emergono dalle ultime rilevazioni compiute dall’Istat in tema di disoccupazione. Da questi dati si evince che ad agosto la disoccupazione generale sarebbe scesa dello 0,3%, andando ad attestarsi quasi su livelli fatti registrare nel novembre del 2011. La vera sorpresa però riguarderebbe la disoccupazione giovanile: con una discesa che supera il punto percentuale, la disoccupazione dei giovani non è mai stata così bassa da circa nove anni a questa parte. Tutto bene? No, perché i dati rilasciati dall’Istituto di Statistica- esaminandoli nel dettaglio- raccontano una verità molto amara riguardante proprio l’occupazione dei giovani in Italia. Insomma, non solo la situazione occupazionale non migliora ma ci parla anche di un calo dell’occupazione giovanile di mese in mese. Una condizione difficile, insomma, quella dei giovani in Italia, che devono barcamenarsi con stipendi non adeguati a mansioni e competenze o lavori di fortuna, soprattutto nel Sud del Paese.

L’Istat sulla disoccupazione giovanile, percentuale arrivata al 9,5%. Crescono gli inattivi

Dati sull’occupazione stabili e disoccupazione generale e giovanile in calo, tanto da far parlare di minimi storici per la disoccupazione giovanile dal 2010 a oggi: con il 9,5% la disoccupazione dei giovani non è mai stata così bassa negli ultimi anni. Questi gli ultimissimi dati rilasciati dall’Istat che però non fanno stare tranquilli. Ci si chiede, infatti, se la situazione dei giovani italiani sia davvero migliorata rispetto a nove anni fa.

A discapito delle statistiche e dei raffronti generali, i numeri fanno emergere una difficoltà oggettiva di ventenni e trentenni nella ricerca di un lavoro stabile che consenta di offrire uno stipendio adeguato e dignitoso con il quale vivere. Lo dice anche l’Europstat: l’Italia, con il 27,1% di disoccupazione giovanile, è il Paese più in difficoltà da questo punto di vista dopo a Grecia (33%) e Spagna (32,2). I tre Paesi europei, insomma, a cui la crisi economica ha fatto e sta facendo più male.  Ci sono, poi, sempre gli “scoraggiati”, cioè quella grande fetta di popolazione italiana che non ha un lavoro e che non lo cerca perché ha smesso di crederci o per altri motivi: questo numero di cittadini è cresciuto di 73mila unità rispetto agli inattivi fatti registrare a luglio.

L’Istat sulla disoccupazione giovanile, mai così bassa da 9 anni: ma ci sono anche altri dati da analizzare

Ora, esaminando più attentamente i dati statistici e non limitandosi a guardare i dati assoluti, andando cioè a scavare sulle percentuali fatte registrare mese dopo mese, ci si rende conto che in realtà il lavoro cresce (di poco, ma cresce) soltanto per gli over50. Per tutti gli altri c’è una situazione di calo su base mensile. Così ha spiegato meglio la situazione al popolo di Facebook Marta Fana, studiosa di Economia con un’esperienza lavorativa presso la Europenan Bank for Reconstruction and Development e autrice del libro “Non è lavoro, è sfruttamento” (edito da Laterza):  “L’occupazione aumenta solo per gli over50, cala per tutti gli altri su base mensile. Rispetto al trimestre precedente, L’aumento di 12mila tra i 15-34 anni è solo un settimo di quel che guadagnano gli over50. Una dinamica che va avanti da anni, una dinamica che porta la società a picco giù giù verso il baratro. Hai voglia a parlare poi di pensioni e di cuneo fiscale se qui gli stipendi spariscono. E spariscono per la parte più produttiva della forza lavoro, una energia che non si rinnova: si spreca!”.

Maria Mento