Caso Stefano Cucchi, il pm chiede 18 anni di reclusione per i due carabinieri autori del pestaggio

Chiesti 18 anni di reclusione ai due carabinieri autori del pestaggio a Stefano Cucchi, avvenuto il 22 ottobre del 2009 a Roma.

Il pm Giovanni Musarò ha chiesto 18 anni di reclusione per i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro nel corso del processo bis per la morte di Stefano Cucchi. I due carabinieri sono accusati di omicidio preterintenzionale. Il pm, inoltre, ha chiesto la condanna a 3 anni e mezzo di carcere per il militare Francesco Tedesco per l’accusa di falso e a 8 anni di reclusione per il maresciallo Roberto Mandolini sempre con l’accusa di falso. In questo processo, invece, risponde di calunnia il militare Vincenzo Nicolardi.

Questa l’accusa del pm: “Un pestaggio violentissimo in uno stato di minorata difesa. Sono due le persone che lo aggrediscono. Colpito quando era già a terra con calci in faccia, di questo stiamo parlando. La minorata difesa deriva dal suo stato di magrezza”.

Il pm Giovanni Musarò chiede 18 anni di carcere ai due carabinieri accusati di aver pestato e ucciso Stefano Cucchi

L’accusa ha chiarito alcuni particolari della vicenda: “Stefano era magro era sottopeso, pesava circa 43 kg perché aveva la necessità di stare sotto i 44 kg dato che doveva combattere nei pesi ‘super mosca’. Non era una magrezza patologica. Sul tavolo dell’obitorio invece pesava 37 kg. Perché perse 6 kg in 6 giorni? Perché durante la degenza al Pertini non si alimentava a causa del trauma subito. Si è speculato sulla sua magrezza. Nel comportamento di Cucchi all’ospedale vi era un atteggiamento di chiusura, chiarissimo sintomo da ‘disturbo post traumatico da stress’ a causa del pestaggio subito, come dichiarato dal professore Vigevano. Cucchi rifiutava le cure e prendeva le medicine solo quando venivano aperte davanti. Venne fatto passare per un sieropositivo e tossicodipendente in fase avanzata, ma nulla era vero. Stefano Cucchi stava bene prima del pestaggio, ma altro venne fatto credere al Paese, insieme alle accuse agli agenti della polizia penitenziaria”.

Soddisfatta la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, al termine della requisitoria: “Questo processo ci riavvicina allo Stato, riavvicina i cittadini e lo Stato. Non avrei mai creduto di trovarmi in un’aula di giustizia e respirare un’aria così diversa. Sembra qualcosa di così tanto scontato, eppure non è così. Se ci fossero magistrati come il dottor Musarò non ci sarebbe bisogno di cosiddetti eroi o della sorella della vittima che sacrifica dieci anni della sua vita per portare avanti sulle sue spalle quella che è diventata la battaglia della vita”.