Iraq, le proteste sfociano nel sangue. Polizia spara sulla folla, oltre 40 morti

proteste iraq morti Le proteste della popolazione in Iraq sono state represse nel sangue. 

Nel centro e nel Sud del Paese le proteste e le manifestazioni vanno avanti già da alcuni giorni, e molto spesso sfociano in gravi scontri. Dall’inizio dei tumulti il numero delle vittime è già salito a 44: come riportato dai media locali, nelle ultime ore altre 9 persone sono morte a causa delle ferite riportate negli incidenti.

Stando a quanto riferito dagli attivisti che coordinano le proteste, le forze dell’ordine non si starebbero facendo problemi a sparare sulla folla. Al contrario, la polizia irachena punta il dito contro presunti “infiltrati”.

I manifestanti sono scesi in piazza per denunciare la corruzione che sta investendo il governo iracheno e per chiedere che venga posto un freno ad una disoccupazione che ha ormai raggiunto livelli molto alti. Inoltre, la popolazione chiede maggiori servizi.

Ali al-Sistani critica duramente la repressione 

A favore delle proteste e delle rivendicazioni si è espresso anche il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, che è a tutti gli effetti la più importante autorità sciita irachena. Ali al-Sistani ha criticato duramente l’atteggiamento fortemente repressivo delle autorità politiche e della polizia. 18 persone sono rimaste uccise a Nassiriya, altre 16 nella capitale Bagdad. L’Alta Commissione nazionale per i diritti umani ha stimato in almeno 1.177 le persone rimaste ferite negli ultimi giorni.