Respinto alla frontiera e lasciato al gelo senza scarpe e vestiti, migrante tunisino morto in Bosnia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:20
Immagine di repertorio

Un uomo di 31 anni è morto in Bosnia dopo essere stato respinto dalla Polizia di frontiera croata. Il migrante aveva i piedi scalzi e in cancrena a causa del freddo: i poliziotti gli avevano tolto calzature e vestiti

Alì, 31 anni, era un migrante tunisino che lo scorso 21 settembre ha perso la vita dopo aver tentato di raggiungere l’Europa partendo dalla Bosnia. Il suo viaggio, compiuto in precarie condizioni fisiche e iniziato lo scorso inverno, si è concluso alla frontiera con la Croazia. Qui i poliziotti lo hanno respinto perché senza documenti e da quel momento Alì è rimasto alla mercé del freddo gelido delle montagne senza scarpe e vestiti. Per lui la morte è sopraggiunta all’Ospedale di Bihac, dove è stato poi trasportato a causa di una cancrena (dovuta al gelo) che ha compromesso prima i suoi arti inferiori e poi la sua stessa vita.

Migrante morto per cancrena in Bosnia, la storia di Alì: respinto alla frontiera croata e morto di freddo

Il Mar Mediterraneo non è l’unico luogo in cui migliaia di migranti hanno trovato una terribile morte, nel tentativo di sfuggire alle altrettanto terribili condizioni di vita che erano costretti a sopportare nei loro Paesi d’origine. Esiste anche una frontiera orientale, di cui si sente parlare meno: quella della Croazia, da dove passano i migranti decisi a raggiungere l’Europa provenendo da est. Su questa rotta che percorre parte della ex Jugoslavia ha incontrato la morte Alì, migrante tunisino di 31 anni, venuto a mancare lo scorso 21 settembre nell’ospedale di Bihac (Bosnia ed Erzegovina). Come riporta Il Fatto Quotidiano (qui il link per leggere il reportage completo), la storia di Alì è stata raccontata da Lorena Fornasir e da suo marito Gian Andrea Franchi: si tratta di due volontari indipendenti che, a cadenze regolari, partono da Trieste per portare aiuto e beni di prima necessità ai campi profughi che si trovano al confine nord-occidentale della Bosnia.

Migrante morto per cancrena in Bosnia, i poliziotti gli avrebbero tolto vestiti e scarpe

La storia di Alì, ricostruita dai volontari, è una storia fatta di viaggi della speranza: approdato in Italia nel 2011, il giovane si è poi recato in Francia e Germania nella speranza di trovare un lavoro. Tornato in Tunisia, è ripartito alla volta dell’Europa sperando di passare dai Balcani. E qui si sono infrante le speranze del 31enne che è  stato respinto alla frontiera per mancanza di documenti. I poliziotti sloveni lo hanno affidato a quelli croati, che a loro volta gli hanno fatto riattraversare il confine per tornare in Bosnia. Così è iniziato il viaggio che anziché regalare una nuova vita ad Alì gli ha portato la morte: il ragazzo ha camminato, per giorni, nella neve senza scarpe ai piedi, che gli si sono congelati. Pare che siano stati gli stessi agenti di polizia a togliergli vestiti e scarpe, ipotesi corroborata dalle testimonianze di altri migranti che negli ultimi mesi hanno ricevuto un trattamento analogo al suo.

I medici che hanno tentato di curarlo hanno parlato di amputazione come necessaria, ma Alì ha rifiutato quella prospettiva e ha tentato di rimettersi in viaggio per ben due volte, aiutandosi con delle stampelle. Per lui era necessario tornare in Europa, dove ha lasciato un figlio piccolo. Le sue condizioni, purtroppo, lo hanno portato alla morte.

Maria Mento

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