Siria: la Turchia ha chiesto 28 miliardi di euro all’UE per un nuovo accordo sui rifugiati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

ErdoganDa un report di ‘Nordic Monitor’ apprendiamo come la Turchia avesse chiesto fondi e appoggio politico per creare delle città per i rifugiati siriani, nella zona occupata dai curdi in Siria.

L’intenzione di Erdogan di spingere lontano dal confine con la Turchia i curdi che occupano Rovaja, era emersa chiaramente nei giorni precedenti all’attacco militare portato a termine la scorsa settimana. Già da tempo il presidente turco chiedeva all’Unione Europea un nuovo accordo sui rifugiati siriani, minacciando di lasciarli passare oltre i confini e farli approdare in Grecia.

Secondo quanto apprendiamo da ‘Nordic Monitor‘ i negoziatori turchi avrebbero chiesto ai leader europei 28 miliardi di euro per gestire il flusso di migranti in Turchia. A quanto pare il piano era quello di creare una zona cuscinetto di circa 30 chilometri al confine con la Siria. Con i fondi dell’Unione Europea e l’appoggio delle altre forze internazionali impegnate in Siria (Stati Uniti principalmente, ma anche la Russia) c’era l’idea di creare delle città che potessero ospitare tra 1 e 2 milioni di rifugiati siriani.

Il progetto della Turchia per i rifugiati siriani

Il progetto è stato esposto da Erdogan prima all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quindi singolarmente alla Cancelliera tedesca Angela Merkel, a Kyriakos Mitsotakis (primo ministro della Grecia), e a Charles Michel (Primo Ministro del Belgio). Come risultato di questo meeting il ministro dell’Interno tedesco Seehofer, quello francese Castaner e il commissario Europeo per la migrazione Avramopoulos sono andati a parlare con Erdogan in Turchia, sollevando molti dubbi sulle conseguenze sociali e demografiche che quel progetto avrebbe causato.

Lunedì 30, però, il leader Turco aveva discusso già il progetto con il parlamento turco e stabilito che, qualora non ci fosse stato il supporto dell’Europa e della comunità internazionale, la Turchia avrebbe agito unilateralmente. L’obbiettivo primario di Erdogan, infatti, non era tanto il progetto umanitario quanto la guerra contro le forze curde stanziate al confine tra Iraq, Siria e Turchia nella regione di Kobane. Nel suo discorso, infatti, il presidente turco diceva: “Quanto prima salveremo la nostra terra dall’occupazione delle forze terroristiche. Se Dio vorrà, lavoreremo con il supporto della comunità internazionale. Dobbiamo compiere questo passo per la sopravvivenza della nostra Nazione, per il successo della nostra guerra alle organizzazioni terroristiche e per assicurarci che i nostri ospiti siriani tornino a casa in pace”.