Rolling Stones: “Il calcetto punto morto della razza umana”. Il web si rivolta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:01

Rolling Stones calcettoSu Rolling Stones il calcetto viene identificato come il punto morto della razza umana, il web non gradisce ed insorge contro l’autore del pezzo.

Sin da quando si è bambini il pallone è protagonista di splendide storie di amicizia e comunione. I bambini si riuniscono attorno a quell’oggetto che ha per loro un potere speciale: tramutarli per un pomeriggio nei propri idoli. Poco importa se la sensibilità del tocco non è delle migliori, se un passaggio risulta sbilenco o se un tiro finisce colpevolmente per rompere un vetro e suscitare le ire del vicino, l’importante è che in quei momenti si condivide una passione, si sta insieme e si rinsaldano i legami.

Crescendo non è più conveniente giocare sotto il cortile di casa, ma ci si organizza per giocare in un campetto, che sia da 5 vs 5 o da 7 vs 7 poco importa, tanto nella maggior parte dei casi la condizione fisica non permette sforzi eccessivi. Gli ingredienti però sono gli stessi, c’è sempre la voglia di imitare le gesta dei propri idoli, la voglia di stare insieme e quella di dimenticare per un attimo gli affanni della vita.

L’articolo di Rolling Stones

Di questa abitudine diffusa in giro per l’Italia ne ha parlato anche Rolling Stones in un recente articolo. I toni del pezzo sono decisamente meno scanzonati di quelli con cui ho iniziato il mio e l’autore sostiene che le persone che settimanalmente si riuniscono per questa pratica siano solo reazionari e anti progressisti. Probabilmente l’intento era quello di accanirsi contro chi esprime posizioni razziste, contro chi fa commenti carichi di odio razziale o di sessismo, ma come fa l’autore a sostenere che tutti quelli che giocano il giovedì (chi gli ha dato poi il dato sul giorno) siano soggetti di questo tipo?

Il luogo comune che sfrutta l’autore del pezzo è quello che fa credere alla maggior parte di chi non mastica calcio che solo le persone con una bassa cultura o sensibilità si possono emozionare per una partita di pallone. D’altronde il calcio, si sa, è lo sport di massa per antonomasia. Lo stesso preconcetto lo si legge e sente spesso per le persone che vanno allo stadio, che quasi sempre vengono etichettate come ultrà o persone dallo scarso intelletto. Nel criticare i “Leoni da tastiera” o gli “Webeti” (per citare due termini in voga nei mesi scorsi) si commette lo stesso errore che questi fanno parlando di immigrati, donne e qualsivoglia argomento non sta loro a genio, si generalizza e si parla senza conoscere la realtà dei fatti.

Ma non solo, e a questo punto mi sorge il dubbio che sia un frasario voluto, perché l’autore fa pure body shaming, visto che indugia spesso sulle caratteristiche fisiche dei calciatori non professionisti. Ma anche quando il soffermarsi sull’imperfezione fisica  del proprio obiettivo sia un modo di scimmiottare alcuni dei comportamenti errati che si vedono su internet, a cosa porta? Generare una polemica? Ottenere maggiore visibilità per un pezzo colpendo il maggior numero di persone possibile? Se l’intento è quello di muovere una critica alla società superficiale, non è certo questo il modo.

Normale, quasi scontato, che l’articolo suscitasse l’ira degli utenti web. Da ore, infatti, su internet si accavallano commenti indignati e irosi di persone che si sono sentite insultate e messe in mezzo ad una critica sociale che non poggia su alcuna base. Per una volta l’ira dei social è condivisibile e non nasce da ignoranza, disinformazione o razzismo, ma da una provocazione gratuita.

Uno dei lettori dell’articolo ad esempio commenta: “Chiedo scusa, ma vado per i 50, e nella mia infinita mediocrità, sono uno di quelli che ancora il giovedì gioca a calcetto tra pensionati, inquartati, grassi, scionchi, calvi ed esodati. Eppure, capita che un match tra sciancati e adiposi possa ancora dare emozioni, qualcosa di cui parlare o ridere con gli stessi amici e colleghi. E’ un male? Se non hai la tartaruga di CR7 e non giochi in Champions ti e’ negato dare un calcio ad un pallone?”. Un altro fa notare come si potevano fare esempi ben più calzanti di quello fatto dall’autore del pezzo: “Credo che un articolo sulle scommesse sportive del sabato pomeriggio, con le automobili parcheggiate in doppia fila davanti alle ricevitorie, sarebbe stato assai più appropriato nel descrivere il fallimento sociale e civile…”.