Cambiano gli equilibri al governo, come Renzi e Di Maio cercano di spostare consensi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:43

GovernoIn due mesi gli equilibri all’interno del governo sono mutati. Adesso Conte è un leader vero, Di Maio e Renzi cercano un ruolo da protagonisti.

Lo scorso agosto abbiamo assistito ad un “golpe“: un’operazione politica tra il partito maggioritario e quello principale all’opposizione per contrastare il tentativo di Salvini di fare cadere il governo. Il leader della Lega, vincitore delle europee e detentore di un consenso popolare crescente, ha creduto fosse il momento giusto per monetizzare il lavoro elettorale fatto durante il suo anno al governo. In quel momento sono saliti in cattedra due personaggi politici considerati (in quel momento) di minor interesse: Renzi e Conte. L’ex premier ha convinto il PD a stringere un’alleanza con il M5S, mentre Conte ha attaccato duramente l’ex alleato leghista e conquistato il consenso dei grillini.

Due mesi dopo il governo giallo-rosso è diventato realtà, la Manovra di Bilancio è ultimata o quasi ed il rischio di aumento dell’Iva scongiurato. Ma gli equilibri all’interno del governo sono cambiati. Renzi ha abbandonato il PD per creare il partito Italia Viva e sta cercando di posizionarsi all’interno delle trattative che contano. Conte ha assunto il ruolo centrale ed ha oscurato definitivamente Di Maio, il quale è ancora il leader politico del Movimento, ma continua ha perdere consensi. Poi c’è Zingaretti. Il segretario dem ha accettato l’accordo di governo malvolentieri, come malvolentieri ha accettato Conte come premier, ed ora si trova pressato da un Renzi che vuole sottrargli parlamentati e consensi a sinistra. D’altronde è stato lo stesso ex premier a dire sul finire della Leopolda: “Accoglieremo chi non è favorevole all’accordo M5S-PD”.

Cambio di equilibri al Governo: Conte e Zingaretti contro Di Maio e Renzi?

La situazione attuale vede una fase di stallo, ovvero un governo che andrà avanti almeno fino alla messa in atto del taglio dei parlamentari e che potrebbe continuare sino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (2022). Ciò nonostante la maggioranza scricchiola, poiché ci sono due figure di peso che scalpitano dietro gli attuali leader. Conte, guidato mediaticamente da Casalino, si è discostato dalla politica del Movimento 5 Stelle e guarda in direzione del PD. Di Maio, grillino di prima leva e fino a poco tempo prima leader indiscusso, si vede privato di visibilità e consensi dal protagonismo del Presidente del Consiglio. Il Movimento 5 Stelle adesso è dunque diviso tra una parte fedele a Grillo e Conte ed un’altra che invece rimane ancorata a Di Maio e Casaleggio.

Dopo l’addio di Renzi, Zingaretti si trova pressato dal suo predecessore che, slegatosi dagli ordini di partito, può incentivare la tensione all’interno del governo e del PD senza richiami all’ordine. In questa situazione Renzi e Di Maio potrebbero trovare un’alleanza momentanea. Non a caso proprio loro sono stati quelli che hanno criticato maggiormente la Legge di Bilancio: l’ex premier spinge per l’eliminazione di Quota 100, mentre il Ministro degli Esteri fa pressione per l’aumento del tetto contante. L’intento? Generare una tensione tale da portare allo scioglimento della maggioranza.

Il fatto è che, come due mesi fa, andare ad elezioni non converrebbe a nessuno. Dunque l’obbiettivo sarebbe quello di creare una nuova maggioranza, con un altro premier. La pressione esercitata porta conseguentemente Conte a dirigersi verso il PD e Zingaretti a scongiurare la diaspora di parlamentari trovando proprio nel premier il più valido degli alleati.