Ergastolo senza permessi incostituzionale: la sentenza della Corte fa discutere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:15

La Corte Costituzionale dei diritti di Strasburgo ha preso la sua decisione nel corso della camera di consiglio di oggi in cui ha esaminato le questioni sollevate dalla Corte di Cassazione e dal tribunale di sorveglianza di Perugia relativamente a due casi di persone condannate all’ergastolo per delitti di mafia.

“La Corte – si legge in una nota – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo”.

Nessuno tocchi Caino: “pietra miliare sulla via dell’abolizione del fine pena mai”

Esulta l’associazione Nessuno tocchi Caino, da anni impegnata con il Partito Radicale per l’abolizione dell’ergastolo ostativo in Italia e della pena di morte nel mondo.
“È un primo passo nell’affermazione del diritto alla speranza ed infrange il totem della collaborazione come unico criterio di valutazione del ravvedimento” hanno dichiarato i dirigenti Rita Bernardini, Sergio d’Elia ed Elisabetta Zamparutti che spiegano come questa sentenza liberi le mani ai magistrati di sorveglianza che, fino ad oggi, erano vincolate unicamente alla collaborazione o meno del detenuto ai fini della concessione di benefici o misure alternative.
“D’ora in poi, i magistrati potranno valutare anche il ravvedimento interiore che è poi quello più autentico e garante della sicurezza rispetto a quello esclusivamente utilitaristico previsto dalla norma considerata dalla CEDU una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea che vieta la tortura, i trattamenti e le punizioni inumani e degradanti”.
“Il pensiero nostro oggi – hanno concluso Bernardini, D’Elia e Zamparutti – non può non andare che a Marco Pannella, al suo Spes contra Spem che ci ha animato in questi anni, e ai detenuti di Opera protagonisti del docu-film di Ambrogio Crespi Spes contra Spem – Liberi dentro che contro ogni speranza sono stati speranza, determinando con il loro cambiamento anche l’orientamento dei giudici di Strasburgo.”