Tar, accolto il ricorso del capitano Ultimo, la scorta rimane

Resta sotto scorta il Capitano Ultimo dopo che Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal difensore del colonnello Sergio De Caprio, l’ufficiale dei carabinieri che arresto Totò Riina nel 1993, sospendendo in via cautelare il provvedimento con cui  il ministero dell’Interno aveva revocato la misura di protezione il 3 settembre 2018 “per mancanza di segnali di concreto pericolo”. La nostra redazione ne aveva scritto quando Rita Dalla Chiesa aveva chiamato in causa Matteo Salvini, allora presidente del ministero, chiedendo delucidazioni: dell’attentato del 3 settembre 1982 la conduttrice aveva perso il padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesta, prefetto a Palermo da appena 100 giorni.

Il colonnello aveva tratto in arresto Totò Riina: la mafia pericolo concreto e attuale

Il ricorso in difesa del colonnello sottolineava come “un’attenta istruttoria avrebbe condotto a ravvisare numerosi indicatori di rischio per l’incolumità di De Caprio e della sua famiglia, nonché un grave ed attuale pericolo di ritorsioni, laddove era onere dell’amministrazione fornire prove oggettive sull’assenza dei pericoli per il ricorrente, tali da legittimare l’adottato provvedimento”. Nell’istanza si evidenzia anche come dopo il lungo impegno corollato da successi contro la mafia “il rischio per l’incolumità e sicurezza si devono presumere per definizione”.

Commenta Antonino Galletti presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma:

“Ancora una volta il Tar di Roma accoglie le nostre ragioni, addirittura in sede d’urgenza. Ulteriore testimonianza del fatto che il colonnello De Caprio vive ancora in una condizione di pericolo concreto e attuale”. E aggiunge: “Non ci risulta che la mafia sia stata ancora sconfitta e chi si è battuto a lungo contro di essa sacrificando la propria libertà e mettendo a rischio la vita ha diritto di essere tutelato dallo Stato”.

Sara Alonzi