Commissione anti-razzismo, in Senato approvata la proposta di Liliana Segre: indigna l’astensione della destra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:51

Con 152 voti favorevoli il Senato ha approvato la mozione n°136 per l’istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo all’odio, al razzismo e all’antisemitismo. La prima fautrice del provvedimento è Liliana Segre

La Commissione straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo e all’antisemitismo voluta fortemente da Liliana Segre, senatrice a vita, è finalmente realtà. La sua proposta è stata approvata ieri, in Senato, con 152 voti favorevoli e 98 astenuti. Alla fine della votazione l’aula ha tributato un lungo applauso alla senatrice e tutti si sono alzati in piedi. Tutti tranne gli esponenti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia: a loro appartengono i 98 voti nulli. Gli esponenti del centrodestra non hanno neppure preso parte alla standing ovation, com’era scontato che fosse visto il ruolo da loro giocato nel corso della votazione. Il comportamento di Salvini e dei suoi alleati ha aperto la via alle polemiche e all’indignazione.

Il Senato dice sì alla commissione anti-razzismo di Liliana Segre, il centrodestra si astiene e scoppia la polemica

La mozione n° 136, per l’istituzione di una Commissione monocamerale straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo e all’antisemitismo, potrà trovare applicazione e muovere ora i suoi primi passi nella realtà grazie all’approvazione che  arrivata ieri dal Senato. La votazione che ha sancito il verdetto è stata seguita da un applauso con standing ovation dedicato a una delle massime figure istituzionali ad aver voluto e sostenuto il progetto della Commissione fin da subito: la senatrice a vita Liliana Segre, raggiunta fisicamente da Emma Bonino che le ha stretto la mano. Polemiche da parte di M5S, Pd e Italia Viva per l’astensione di Lega, Fratelli d’Italia.

Siamo e rimaniamo contrari ai reati idi opinione ma mettersi a cavillare su una questione delicata come l’antisemitismo non crediamo sia utile al dibattito pubblico né all’immagine che il Parlamento dovrebbe dare di sé. Questa volta ci siamo adeguati, in futuro non è detto che lo faremo”, hann fato sapere i senatori di Forza Italia.

Come riporta Il Sole 24 Ore, Matteo Salvini ha precisato il suo “senza se e senza ma” nei confronti del no al razzismo, ma ha anche specificato che la sinistra sta cercando di far passare il suo ormai famoso slogan “Prima gli italiani” come uno slogan, appunto, razzista.

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Da quando, lo scorso 19 gennaio 2018, Sergio Mattarella ha voluto nominarla senatrice a vita, di Liliana Segre si sente parlare molto spesso, anche se ancora in troppi ignorano la sua storia e le motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica a insignirla di tale onore previsto dalla Costituzione italiana.

Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre del 1930 ed è una delle poche persone a essere riuscita a scampare all’orrore dell’olocausto. Parliamo, quindi, di una testimone vivente del dramma della Shoah  in Italia.

La giovane Liliana Segre si scontra già nel 1938 con la dura realtà delle leggi razziali e viene espulsa dalla scuola che frequentava a causa dell’origine ebraica della sua famiglia. Più tardi lei, il padre e i cugini (la madre era morta quando Liliana aveva un anno) tentano una fuga in Svizzera, senza riuscire a varcare il confine del Paese elvetico perché respinti dalla polizia. A tredici anni la giovane viene così arrestata a Varese e trascorre 40 giorni in una prigione di Milano: questa è solo l’anticamera del suo dramma personale e familiare, che si consumerà l’anno successivo. Ed è parte di un dramma mondiale senza precedenti- quello della “soluzione finale”- che porterà alla morte di circa 6 milioni di ebrei.

Il 30 gennaio del 1944 Liliana Segre inizia, insieme al padre e ad altri prigionieri, un viaggio che sette giorni dopo la vedrà arrivare nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Sembra essere la fine di tutto e Liliana perde tutta la sua famiglia. Il padre morirà pochi mesi più tardi, il 27 aprile. La piccola, nonostante tutto, riuscirà a sopravvivere: messa per un anno ai lavori forzati, e superate tre selezioni, verrà liberata dai soldati dell’Armata rossa dal campo di Malchov nel 1945. Qui era arrivata dopo aver affrontato la marcia della morte (cioè lo spostamento dei prigionieri dai campi di sterminio liberati verso altri campi ancora posti sotto il controllo tedesco).

Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che vennero deportati, fecero ritorno soltanto in 25. Tra loro c’era Liliana Segre, e proprio in occasione dell’80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali la donna è stata nominata senatrice a vita per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale.

Maria Mento