Attentato alla Prefettura di Parigi, l’attentatore era un poliziotto depresso? La nuova ipotesi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:21
Ansa

Mickael Harpon, il poliziotto di 45 anni che lo scorso 3 ottobre ha ucciso quattro agenti della Prefettura di Parigi prima di essere a sua volta ucciso, non era un estremista islamico. Secondo una nuova ipotesi era soltanto un poliziotto depresso

Poliziotto in forze da 20 anni ai servizi informatici dei “renseignements”, 45 anni, una moglie e uno stato di servizio ineccepibile. Fino allo scorso 3 ottobre, il giorno della follia omicida. Mickael Harpon ha impugnato un pugnale in ceramica e ha colpito quattro colleghi (una donna e tre uomini) prima di essere fermato da altri agenti in forze presso la Prefettura di Parigi. In poche ore, dopo la sua uccisione, si è aperta la pista di un attentato di stampo religioso e integralista e si è scoperto che Harpon aveva aderito alla religione musulmana, così come musulmana è sua moglie, interrogata dagli inquirenti nei momenti successivi alla strage. Benché oggi, dopo un mese, la pista dell’attentato estremista rimanga la più accreditata, è emersa una nuova indiscrezione che potrebbe cambiare tutta l’interpretazione della vicenda.

Mickael Harpon era depresso? I fatti dello scorso 3 ottobre e gli indizi raccolti dagli inquirenti

Ha ucciso, per prima, una funzionaria della Prefettura di Parigi, sorprendendola nel suo ufficio. Poi è toccato a un poliziotto, anche questi in ufficio al momento dell’aggressione. Dopo si è spostato e ha ucciso altri due poliziotti: uno lo aveva incontrato sulle scale, mentre l’altro nel cortile dell’edificio. Sono quattro le persone che così, lo scorso 3 ottobre, il poliziotto Mickael Harpon ha ucciso a Parigi pugnalandole con un coltello in ceramica.

Jean-Francois Ricard, procuratore, ha raccontato come il poliziotto avesse aderito a una visione radicale dell’Islam e come vivesse secondo quei dettami. Harpon era musulmano da circa dieci anni, ma qualcosa era cambiato qualche mese prima del pluriomicidio. Commetteva abusi in nome della religione, non desiderava avere più contatti con donne e alcuni mesi prima della strage aveva iniziato a vestire non più all’occidentale. Ogni giorno all’alba l’uomo si recava alla moschea e questo dettaglio lo hanno confermato i suoi vicini di casa. Inoltre, pare che il poliziotto fosse in contatto con esponenti del movimento islamico salafita. La scoperta di quanto detto da Harpon alla moglie poco prima della strage ha aiutato a confermare questa versione dei fatti: la sera prima il poliziotto le aveva detto di aver avuto delle visioni, di aver sentito delle voci e di aver comprato dei coltelli per compiere una strage.

Mickael Harpon era depresso? La nuova svolta nelle indagini dell’attentato alla Prefettura di Parigi

Ma Harpon era davvero un poliziotto che aveva abbracciato la visione integralista dei musulmani? Secondo France Inter non è così e pare che gli inquirenti stiano indagando su una presunta depressione che potrebbe aver e spinto il poliziotto a compiere il folle gesto.

Mickael Harpon viveva da tempo un profondo stato di prostrazione professionale per il suo ruolo da semplice funzionario all’interno della Prefettura parigina. Insomma, pare che il poliziotto avrebbe voluto avere qualcosa in più dalla sua attività lavorativa. A questa frustrazione si aggiungeva una leggera menomazione fisica che lo aveva portato a soffrire di una lieve sordità.

Vedremo, con i prossimi sviluppi dell’inchiesta, se l’ipotesi di France Inter sarà confermata o se gli inquirenti faranno pesare maggiormente i dati raccolti sulle credenze religiose estremiste dell’uomo.

Maria Mento

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