Proteste in Algeria: la disinformazione sui social punta a dividere i contestatori

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:54

Proteste AlgeriaIn Algeria si protesta ancora contro il governo per ottenere riforme, ma su internet la contestazione viene contrastata attraverso la disinformazione.

Il presidente ad interim dell’Algeria ha da poco annunciato che a dicembre ci saranno delle votazioni per eleggere il nuovo presidente ed il nuovo governo. Si tratta dell’ultima tappa di una crisi politica che ha caratterizzato il 2019 del Paese africano e che è iniziata lo scorso febbraio. Il 22 di quel mese, infatti, l’allora presidente in carica Abdel Aziz Bouteflika ha annunciato l’intenzione di candidarsi nuovamente generando il malcontento generale.

Il politico era in carica sin dal 1999 e gli algerini, stanchi della sua politica conservativa sono scesi in piazza per chiederne le dimissioni. Le proteste sono state talmente intense da costringere Bouteflika a dimettersi. Ciò nonostante il popolo algerino ha continuato a protestare contro il governo per chiedere delle riforme che consentano alla nazione di evolvere sia da un punto di vista economico che sociale.

Proteste in Algeria: la battaglia sui social attraverso la disinformazione

Sebbene fino a pochi giorni fa i manifestanti sono nuovamente scesi in piazza per protestare, la battaglia più feroce in questi mesi si è combattuta sui social. Se, infatti, in strada e per le piazze si è assistito ad un fronte unico, sulla rete il popolo algerino è sembrato più diviso. Tale fenomeno, però, secondo i manifestanti non è specchio di una divisione all’interno della società, bensì di un tentativo di destabilizzare il fronte dei contestatori.

Il fronte opposto alle contestazioni, infatti, è principalmente rappresentato da pagina Facebook e siti che spargono disinformazione e fake news. Tali generatori di false informazioni vengono chiamate dagli algerini “Mosche elettroniche” ed hanno delle caratteristiche comuni. In primo luogo hanno poche decine di seguaci e sono state create dopo l’inizio delle proteste, quindi puntano ad instillare nella comunità l’idea che le proteste siano sospinte da interessi economici esterni e a creare tensioni tra i vari gruppi etnici presenti nel Paese.

In queste pagine si osanna il governo ed gruppi di protesta vengono ridicolizzati attraverso storpiature dei nomi e versioni ironiche degli slogan. Sono stati creati dei falsi reportage in cui si sostiene che dopo le dimissioni del presidente le proteste non sono più necessarie e che l’Algeria è a pieno ritmo. Durante le manifestazioni, specie nel periodo di maggiore contestazione, sono state diffuse delle foto vecchie per far credere che le proteste erano violente con sopra scritto “Ecco cosa è successo oggi”.

Mosche elettroniche: come e chi le sta contrastando

Le azioni di disinformazione compiute in questi mesi attraverso false notizie e pagine create appositamente per dividere i manifestanti sono state duramente criticate dall’opposizione di governo. Ad oggi non ci sono prove che tali azioni siano coordinate dal governo stesso o da un gruppo d’interesse. Ciò nonostante quello che sta succedendo è stato ampiamente documentato dalla ‘BBC‘, grazie anche all’azione di smascheramento operato dalla pagina Facebook ‘Fake News DZ‘. Quest’ultima è stata creata da studenti algerini residenti a Parigi e presenta tutte le notizie false sparse sul web in questi mesi.

Interrogati a riguardo, i portavoce di Facebook hanno appoggiato la lotta alla disinformazione: “Non siamo più disposti a permettere che la nostra piattaforma sia utilizzata per manipolare le persone e combattiamo in modo aggressivo per contrastare la disinformazione”.