L’allarme dello scienziato: “Un giorno i robot penseranno di volerci uccidere”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:08

robotIn un podcast sull’Intelligenza artificiale il noto professor Kaku ha avvertito della possibilità che i robot un giorno maturino l’idea di volerci uccidere.

Tra i risultati più elettrizzanti della scienza odierna c’è sicuramente lo sviluppo di intelligenze artificiali. L’idea di creare esseri pensanti esiste già da decenni, ma solo in questi ultimi anni si è riusciti a costruire delle intelligenze artificiali che permettono a dei robot di svolgere dei compiti in semi autonomia, basti pensare al progetto degli insegnanti robot o degli assistenti per anziani. Allo stato attuale, sebbene queste IA siano in grado di apprendere rapidamente dati e di svolgere dei compiti prestabiliti, non hanno la capacità di uscire da schemi precostituiti.

In futuro si punterà alla totale autonomia dei robot con il continuo sviluppo della loro capacità cognitiva. Ma questa corsa verso il futuro, per quanto entusiasmante a livello teorico riserva qualche preoccupazione. A parlarne è il professor Michio Kaku in un podcast sull’IA trasmesso durante una lezione al City College di New York. Lo scienziato spiega che già i progressi di questi cervelli artificiali sono impressionanti, ma ancora ad uno stato primario di evoluzione: “Per adesso i robot hanno l’intelligenza di uno scarafaggio, nei prossimi anno diverranno intelligenti come un topo o un coniglio, se siamo fortunati come un cane o un gatto”.

Il pericolo della presa di coscienza dei robot

Per il momento, dunque, nessun umano corre rischio, anzi la crescita intellettiva dei robot permetterà un maggiore campo di utilizzo. Il problema, spiega Kaku, comincerà nel momento in cui riusciranno a prendere coscienza di sé stessi: “Alla fine di questo secolo i robot diverranno intelligenti come scimmie. In quel momento si presenterà un problema. Vedete, le scimmie sono coscienti di chi e cosa sono e potrebbero avere un differente programma su di noi. Mentre il cane è confuso, crede che noi siamo il cane alfa e per questo ci segue. La scimmia non ha alcun tipo di illusione, sa che non siamo scimmie”.

Il parallelismo con gli animali serve al professore per fare capire che se i robot prendono coscienza di quello che sono potrebbero anche decidere di agire di volontà propria e quindi di sottrarsi al controllo dei loro creatori: “Penso che in un futuro saremo costretti ad istallare un chip per spegnere i robot nel caso in cui comincino a sviluppare pensieri omicidi”. A suo avviso questa però è una soluzione temporanea: “Tra 200 anni i robot potrebbero essere sufficientemente intelligenti da togliere il chip di sicurezza dal loro cervello”.