Il giudice Calabria e la sua rivelazione: “A Rebibbia Totò Riina aveva a disposizione un telefono per comunicare con l’esterno”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:22

Nel 1993 Totò Riina a Rebibbia era in possesso di un telefono per comunicare con i suoi collaboratori esterni? Sono queste le sconvolgenti rivelazioni fatte dal giudice 64enne Andrea Calabria.

Al processo d’appello sulla Trattativa Stato-Mafia del 14 ottobre, il giudice Andrea Calabria avrebbe rivelato una sconvolgente notizia su Totò Riina. Secondo il togato, Riina nel 1993 a Rebibbia sarebbe rimasto in possesso di un apparecchio telefonico per comunicare con i suoi collaboratori esterni: “Non so se l’avevo già detta questa cosa piuttosto importante che riguardava Riina. Venne una segnalazione riservata del ministero dell’Interno, credo proprio dal capo dalla polizia, nella quale si ipotizzava che con l’ausilio di alcun agenti di polizia penitenziaria a Rebibbia Riina avesse a disposizione un apparato per comunicare con l’esterno, un telefono o un telefonino”.

Tutto questo mentre i suoi fedelissimi Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro si rendevano protagonisti delle stragi di Roma e di Milano per piegare lo Stato e costringerlo a trattare con la malavita.

Totò Riina in carcere con un telefono? La sconvolgente rivelazione del giudice Andrea Calabria

All’epoca dei fatti, Andrea Calabria era addetto al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Egli ha posto la questione sul perché il boss mafioso non sia stato trasferito da Rebibbia. Fu proprio Calabria a firmare il provvedimento per trasferire Riina presso il carcere di Firenze, ma il trasferimento non avvenne mai. Ecco le sue parole: “Fui proprio io, d’accordo con il consigliere Filippo Bucalo, a trasferire Riina al carcere di Firenze Sollicciano per qualche mese in attesa di fare gli accertamenti e verificare se questa notizia fosse fondata o infondata”.

A bloccare tutto, a detta di Calabria, fu Francesco Di Maggio, il vicecapo dipartimento. Secondo Calabria, a Rebibbia Totò Riina fu agevolato per avere contatti con il mondo esterno. Per questo motivo non fu disposto il suo trasferimento: “Io presi qualche giorno di ferie, Di Maggio revocò il provvedimento facendo rimanere Riina detenuto a Rebibbia. In base a quali informazioni io non lo so”.

La Procura Generale di Palermo guidata da Roberto Scarpinato sta indagando su queste rivelazioni.