Nuova sentenza di Cassazione assolve due politici: “il saluto romano non è reato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:19

Una sentenza di Cassazione ha aggiunto una nuova casistica in un tema che sembra non esaurirsi mai: quello del Fascismo.  La sentenza ha chiarito come la legge non punisca “tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste” nonché e i gesti e le espressioni “idonei a provocare adesioni e consensi”.

Il saluto romano non è reato quindi se il suo intento è commemorativo e non violento,  dove non rappresenti quindi un attentato concreto alla democrazia. Questa la sentenza di assoluzione nei confronti di due manifestanti – l’ex assessore del Comune di Diano Castello (Imperia) ed esponente di Forza Nuova Manuela Leotta e il sanremese Eugenio Ortiz- che in occasione di una commemorazione organizzata da esponenti di Fratelli d’Italia a Milano nel 2014 avevano alzato il braccio in segno di saluto, ottenendo un’imputazione per “concorso in manifestazione fascista”, reato previsto all’articolo 5 della legge Scelba. Ma per il giudice monocratico Sonia Anerdi, del Tribunale di Imperia il fatto non costituisce reato in quanto semplice “manifestazione del pensiero”.

Per i due il pm aveva chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione e 300 euro di multa.

Le diverse posizioni della Cassazione

Negli anni i pronunciamenti sul tema sono stati diversi, come nel caso di un avvocato che nel corso di una seduta del Consiglio comunale di Milano, aveva steso il braccio accompagnando il gesto con la frase “presenti e ne siamo fieri” e per cui la Corte confermò la condanna con la sentenza 21409. In quel caso fu negata anche la “lieve entità” del reato, che ne avrebbe previsto eventualmente la non punibilità.
L’anno prima i giudici confermarono la colpevolezza di sette ultrà friulani -prosciolti tutta via per prescrizione- in quanto il saluto romano “non richiede che le manifestazioni siano caratterizzate da elementi di violenza“, perché la legge Mancino svolge “una funzione di tutela preventiva” e fare il saluto romano “di per sé” è giustificativo della condanna.