Commento deprecabile con foto di caminetto per commentare un post sulla Segre: si muove Odiare ti costa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:56

Li contattammo circa cinque mesi fa.

All’indomani della lettura di un post in cui si presentavano al mondo dei social:

“È giusto.

Arrivi stanco morto a casa dopo essere stato umiliato dal capo ufficio, dai colleghi, dagli automobilisti, dai linotipisti, dai gatti neri, e dopo tutta quella frustrazione ti meriti le tue belle ore d’odio sui social.

Per esempio augurando una violenza a una donna colpevole di salvare vite di gente troppo scura. Va già un po’ meglio, vero?

Per esempio minacciando di morte quel giornalista che ti sta antipatico, quello pelato che non parla di Bibbiano, politici, attori o sconosciuti, chiunque sia oggetto della valanga di odio del giorno. Ecco, ora stai bene.

Magari ti capita di leggere il post di una persona che si ostina a voler spiegare che il governo in carica è la peggior forma di pensiero unico mai apparsa nella Repubblica Italiana, e allora ti viene in mente di scriverle che deve dormire con un occhio aperto, che non si sa mai. Oh, questa sì che è vita! Tanto questo non ha ripercussioni su di te, e figuriamoci se ti domandi cosa hai provocato alla persona che hai aggredito. Dopo questo sfogatoio puoi finalmente – tu sì – dormire sonni tranquilli.

Bene. Però c’è un problema, perché da oggi ti tocca pagare per toglierti questi teneri sfizi, che hanno – guarda un po’ – la brutta abitudine di ferire e spesso devastare chi subisce quell’odio.

Da oggi #odiareticosta. WildSide e Tlon hanno messo in piedi un gruppo di avvocati, filosofi, comunicatori, investigatori privati, informatici forensi che agiranno in sede civile dopo aver raccolto tutte le segnalazioni di chi è stato diffamato, offeso, calunniato, minacciato sui social.”

Ci colpì molto la forza del post e l’incredibile attualità di quanto espresso, in un tempo in cui la mission dei social sembra essere radicalmente mutata (ricordiamo quanto scrive Facebook: “ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”. A questo dovrebbe servire).

A distanza di cinque mesi la situazione non sembra migliorata, anzi.

Si è giunti a dover dare la scorta a Liliana Segre, donna di quasi 90 anni reduce di Auschwitz, per le minacce ricevute da svariati utenti social che, convinti di essere al sicuro dietro uno schermo, pensano di poter scrivere qualsiasi cosa, tra una foto del proprio cagnolino e del nipotino tanto amato.

Anche cose che, con ogni probabilità, si vergognerebbero ad esprimere in un contesto pubblico e non mediato da schermo (qualora non si vergognino, speriamo ritornino a farlo presto).

Nello specifico un utente, sentendosi probabilmente il più simpatico di tutti, ha postato come commento ad un post sulla senatrice a vita la foto di un camino con annesso commento “Ma non potrebbe stare a casetta!”

Qualunque parola a commento è ridondante.

Per fortuna c’è odiare ti costa (di cui non abbiamo ancora scritto, ché speravamo di avere informazioni ad hoc e con cui speravamo di lanciare una collaborazione per attenzionare i commenti spesso deprecabili a corredo dei post sulla nostra fanpage. Ma non è mai troppo tardi).