Omicidio Loris, il procuratore chiede la conferma della condanna a Veronica Panarello

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:44

Durante l’udienza d’appello alla Cassazione, il sostituto procuratore ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere per Veronica Panarello.

L’omicidio di Loris Stival è uno dei casi di cronaca nera che ha lasciato un solco nell’opinione pubblica in questi ultimi anni. Il bambino è stato strangolato con delle fascette in casa. Veronica poi lo ha portato con la macchina nei pressi del canalone in cui ne ha deposto il cadavere. Era il 2014 quando i carabinieri hanno trovato il corpo del bambino e sospettato che a compiere l’omicidio fosse stata la madre. Le telecamere della zona ubicano la donna lungo la strada che porta dalla sua casa al luogo in cui è stato ritrovato il cadavere in orari compatibili con l’omicidio e l’abbandono del corpo.

Veronica Panarello viene arrestata con l’accusa di omicidio, ma non ammetterà mai di essere stata lei ad uccidere il figlio. La donna accuserà il suocero, sostenendo che questo lo avesse ucciso dopo che il bambino aveva scoperto la loro relazione segreta. Questa tesi è stata vagliata, ma non essendo suffragata da prove o testimonianze è stata ritenuta inattendibile. La Panarello è stata quindi condannata a 30 anni di carcere in primo grado (17 ottobre del 2016) e in secondo grado (18 luglio 2018).

Omicidio Loris: il sostituto procuratore chiede alla Cassazione la conferma della condanna

La donna non si è arresa ed ha fatto ricorso alla Cassazione nella speranza che la pena venga ridotta. Oggi si è tenuta l’udienza davanti alla prima sezione penale della Cassazione, durante la quale il sostituto procuratore generale Roberta Maria Barberini ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere. Nel motivare la richiesta il procuratore ha spiegato come l’imputata fosse lucida e capace di intendere nel momento in cui ha commesso l’omicidio. Inoltre, sottolineando quanto scritto nelle motivazioni della Corte d’Appello, aggiunge come non ci sia nesso tra la natura “narcisistica e istrionica” dell’imputata con l’atto criminoso.