Ponte Morandi, emergono altri retroscena: il Ministero era stato informato della possibilità di crollo

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ANSA/LUCA ZENNARO

Nel 2015, tre anni prima che si verificasse la tragedia, i vertici del Ministero delle Infrastrutture erano stati informati del rischio crollo che vigeva sul Ponte Morandi di Genova

La Guardia di Finanza, nel corso di perquisizioni che sono state compiute nelle sedi di Atlantia e di Autostrade, ha sequestrato un documento datato 2014 – e finora tenuto segreto- nel quale già si parlava di un rischio crollo connesso al Ponte Morandi di Genova. È emerso che di quel documento, e quindi anche della complessità di tutta la situazione, erano a conoscenza gli allora vertici del Ministero delle Infrastrutture.

Il Ministero delle Infrastrutture sapeva del rischio crollo sul Ponte Morandi, ecco cosa sta emergendo

Un rappresentante del Mit, e membro del Collegio sindacale, partecipava alle sedute del consiglio di amministrazione di Aspi (Autostrade per l’Italia), riunioni nelle quali il CDA è venuto a conoscenza de “l’indirizzo di rischio basso” per il Ponte Morandi di Genova. In quell’occasione, insieme a quel documento venne presentato anche un progetto di consolidamento delle pile 9 e 10 del ponte: la pila 9 sarebbe poi crollata il 14 agosto del 2018. La notizia, riportata da La Repubblica, ci fa capire che il Ministero delle Infrastrutture sapeva almeno dal 2015 che il Ponte rischiava il collasso. Certo, si parlava di un rischio solo teorico, e quindi è possibile che la cosa sia stata sottovalutata.

Il sequestro del documento che svela questo ulteriore retroscena– e che è da marzo nelle mani degli inquirenti- non ha mancato di fare sentire i suoi effetti negativi in Borsa: Atlantia è andata giù, ieri, di 2,22 punti percentuali. Il Nucleo operativo metropolitano e il Primo gruppo genovese delle Fiamme gialle otto mesi fa ha acquisito anche altri documenti, e in alcuni emerge tutta la preoccupazione degli ingegneri per il Ponte, vista l’impossibilità di monitoraggio di strali e cassoni del viadotto.

In particolare, la Procura di Genova sta cercando di capire perché due anni dopo il 2015, nel 2017, siano state effettuate due significative variazioni. Una riguarda il passaggio delle responsabilità sul ponte dalle Manutenzioni dalle mani di Michele Donferri Militelli alla Direzione del tronco di Genova, alla guida di Stefano Marigliani. La seconda riguarda lo svilimento del concetto di “crollo”, ridotto al meno importante “perdita di staticità”. Stefano Marigliani e Michele Donferri Militelli, che sono indagati, non hanno risposto alle domande poste in proposito dai magistrati.

Il Ministero delle Infrastrutture sapeva del rischio crollo sul Ponte Morandi, la nota di Aspi

Autostrade per l’Italia ha precisato, in una nota, che “La società non è in alcun modo disponibile ad accettare rischi operativi sulle infrastrutture. Di conseguenza, l’indirizzo del cda alle strutture operative è di presidiare e gestire sempre tale tipologia di rischio con il massimo rigore, adottando ogni opportuna cautela preventiva“.

Per quanto riguarda l’area dei rischi operativi, nella quale rientrava anche la scheda del Morandi, il cda di Autostrade ha sempre espresso l’indirizzo di mantenere la propensione di rischio al livello più basso possibile“, si legge poi. La società non ha smentito l’esistenza del documento presentato da La repubblica.

Maria Mento