Per un italiano su 4 la violenza sessuale è colpa del vestiario femminile: lo dice un sondaggio Istat

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:05

Sondaggio Istat: Giornata contro la violenza sulle donne

In occasione della giornata contro la violenza su le donne è stato rilasciato il report Istat sui ruoli di genere: il risultato è sconvolgente.

Purtroppo di alcune tragedie non ci si può rendere conto fino a che non le si vive di persona, cosa non augurabile a nessuno. Discorso molto generico ma perfettamente applicabile alla violenza in generale e alla violenza di genere in particolare. Ancora troppo spesso si legge di donne che, durante una discussione, si augurano l’un l’altra di incappare in un aggressione o si insultano con epiteti sessisti. E’ il quadro di un paese ancora in pieno medioevo, come emerge dal report di Istat in tema di ruoli di genere, in cui si apprende come quasi il 40% della popolazione italiana (il 39,3%) ritiene una donna in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole, mentre in realtà semplicemente una persona aggredita si trova in una situazione di stress per cui è difficoltoso reagire, oltre agli ovvi impedimenti causati da paura o inferiorità fisica.

E non è l’unico dato sorprendente del report: il 23,9% pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire, invece di considerarlo solo e semplicemente un reato contro la persona.

Tra i tanti dati che lasciano allibiti del report Istat su “Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale” a cui hanno risposto entrambi i sessi,  è come il 6,2% della popolazione sia convinto che “le donne serie” non vengano violentate, o come il 7,4% ritienga accettabile sempre o in alcune circostanze che un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato o flirtato con un altro uomo e il 6,2% che in una coppia ‘ci scappi uno schiaffo ogni tanto’. Quasi il 18% ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare della propria moglie o compagna.

Un altro dato assurdo riguarda l’1,9% della popolazione convinto che non si tratti di violenza se un uomo obbliga la propria moglie o compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà, ovvero l’antico ‘obbligo coniugale’ che supera i diritti dell’individuo e che pensavamo esserci lasciati alle spalle.

Dati Istat, per il presidente della Repubblica è emergenza pubblica

Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che afferma come la situazione attuale emersa dal sondaggio “non smette di essere un’emergenza pubblica” possono sembrare eccessive, ma solo fino a che non si empatizza con le vittime generate da simili pensieri; solo fino a che una persona cara non viene coinvolta in una tragedia causata da qualcuno capace di pensare che la donna “se la sia cercata” o “se lo è meritato” o che la donna non sia un individuo meritevole di rispetto.

Il presidente ha aggiunto che “la coscienza della gravità del fenomeno deve continuare a crescere”. Per Mattarella “sminuire il valore di una donna e non riconoscerne i meriti nella vita pubblica e privata – attraverso linguaggi non appropriati e atti di deliberata discriminazione – rappresentano fattori in grado di alimentare un clima di violenza” ed ha ammesso che “molto resta ancora da fare. Ogni donna deve sentire le istituzioni vicine”. Anche il premier Giuseppe Conte ha sottolineato come il problema sia colturale: “Abbiamo approvato norme, sbloccato fondi, avviato confronti: la violenza contro le donne rimane un’emergenza. Lavoriamo per una svolta culturale, che parta dai giovani”. Dello stesso avviso il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: La conoscenza è il miglior antidoto contro la violenza, di ogni genere“. Per la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio “la violenza resta il retaggio più becero di una cultura patriarcale e maschilista nonostante gli enormi passi avanti fatti dal punto di vista normativo”. Posizione condivisa dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: “le norme ci sono, vanno applicate” ma con un distinguo “le donne devono capire che devono denunciare, perché non sempre fanno la denuncia al momento giusto”.

Oggi il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri ha firmato il decreto per lo sblocco dei fondi per gli orfani di femminicidio, mentreil ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ha destinato 30 milioni per la rete dei centri antiviolenza e introdotto da quest’anno un nuovo strumento, un ‘microcredito di libertà’, un fondo di un milione di euro per garantire alle donne violentate di ricominciare una nuova vita.

Tra le iniziative della giornata odierna c’è l’installazione delle panchine rosse con impresso il numero 1522 del telefono antiviolenza.