Lettera del boss della Mafia al 41 bis: “Mi rivolgo ai giovani, non prendetemi come esempio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:26

Una lettera manuscritta per rivolgersi ai giovani del suo quartiere e più, in assoluto ai giovani affascinati dal suo mondo.

E’ la lettera recapitata dal boss mafioso Sebastiano Lo Giudice – ex capo del clan catanese dei Carateddi – a due quotidiani locali (‘La Sicilia’ e ‘LiveSicilia’) e all’Ansa – tramite il suo avvocato Salvatore Leotta del foro di Catania.

La lettera, indirizzata dal carcere di Spoleto dove Lo Giudice si trova all’ergastolo in regime di 41bis, sembra in qualche modo esprimere un certo dispiacere per la propria condotta.

D’altra parte Lo Giudice è stato condannato per i delitti più disparati (associazione mafiosa, estorsioni, traffico di droga e per diversi omicidi commessi tra il 2001 e il 2009).

Come sottolinea il giornale etneo che ha pubblicato la missiva (qui il testo integrale): “A suo modo, e pur con le necessarie e scontate cautele del caso perché tra le righe potrebbe anche nascondersi altro, può comunque essere un messaggio importante per quei tanti, troppi ragazzi a rischio delle nostre città”. Per certo emerge il desiderio di poter un giorno porre fine alla pena.

Ne riportiamo due parti, dove emerge una forma di ravvedimento:

“Mi rivolgo pure ai giovani che crescono nei quartieri come dove sono cresciuto io, di non prendere come esempio persone come me che si sono rovinati la vita, perché crescendo capirete che non c’è niente di vero e non gli si dà il giusto valore alla vita e quando ve ne renderete conto sarà troppo tardi e le sofferenze rimangono solo a voi e alle vostre famiglie che pagheranno conseguenze non loro; abbandonate la droga e l’alcool e godetevi la vita lavorando onestamente e con dignità”.

“Ho visto tanti bravi ragazzi perdersi senza capirne la motivazione e sono certo che se potrebbero tornare indietro non rifarebbero più gli stessi errori, per cui abbiate la forza di dare una svolta alla vostra vita e non date adito alle millanterie dei quartieri perché prive di fondamento e fine a se stessi”.