Lo ‘stato di salute’ della sanità in Italia: ecco le regioni che garantiscono le cure nel modo più efficente

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:12

Mappa adempimenti medici in Italia

Il monitoraggio della Fondazione Gimbe sui Lea (Livelli essenziali di assistenza) riporta una “inaccettabile” forbice tra le Regioni. L’indagine rileva anche come oltre un quarto delle risorse spese per garantire le cure non hanno prodotto servizi.

L’indagine riportata da Il Sole 24 Ore evidenzia come oltre un quarto (il 26,3%) delle risorse assegnate negli anni dallo Stato alle Regioni per garantire i Livelli essenziali di assistenza ai cittadini – ovvero le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale dà gratuitamente o dietro pagamento di un ticket- siano ‘andate a vuoto’ non producendo alcun servizio.

E’ possibile consultare tutti i dati della Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio sui Lea tra 2010 e 2017, l’ultimo anno su cui esistono dati completi, che dimostrano una “inaccettabile” forbice tra le Regioni nella performance complessiva che è pari al 73,7%: al top per l’erogazione delle prestazioni è l’Emilia Romagna con il 92,5% di adempimento, in coda la Campania con il 53,9%.

Performance regionali, l’immagine fotografa chiaramente le differenze

Oltre alla primatista Emilia Romagna, tra le prime cinque Regioni anche Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia, mentre tra le ultime subito sopra alla Campania compaiono Pa di Bolzano, Sardegna, Calabria e Valle d’Aosta.

Il check pluriennale di Gimbe (che per il momento esclude i primi due anni 2008 e 2009 per la frammentarietà dei dati) arriva nei giorni caldi del dibattito sul nuovo Patto per la salute, che vede il gelo tra Stato e Regioni sull’ipotesi di nuovi commissariamenti, anche per inadempienza sui Lea. Proprio oggi gli assessori alla Sanità si incontreranno a Firenze per definire una linea comune.

Una partita fondamentale per cui servono strumenti adeguati, mentre “negli anni – avvisa il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – soglie e indicatori così come lo score minimo di adempimento fermo a 160 su 225 punti non hanno subito variazioni. La griglia Lea si è progressivamente appiattita e non è più uno strumento adeguato per verificare la reale erogazione dei Livelli essenziali di assistenza e la loro effettiva esigibilità da parte dei cittadini”. Per questo secondo la Fondazione il miglioramento complessivo della performance di tutte le Regioni dal 64,1% del 2010 all’81,3% del 2017 risulterebbe “sovrastimato”.

Da gennaio 2020 scatterà comunque il Nuovo sistema di garanzia (Nsg), per cui comunque secondo Cartabellotta, la valutazione pluiriennale  fornisce numerosi spunti per definire le regole di implementazione del nuovo sistema fino al pensionamento della griglia Lea.

Se il nuovo strumento può documentare meglio il reale stato della situazione delle prestazioni sanitarie è comunque necessario utilizzarlo con criterio ed operare le giuste scelte per ridurre il divario tra le regioni, preferibilmente cercando di portare tutte ad un livello ottimale di assistenza al cittadino.

“In un momento storico per il Ssn – conclude Cartabellotta – in cui il ministro Speranza ha ripetutamente dichiarato che l’articolo 32 è il faro del suo programma di Governo, i dati del nostro report parlano chiaro. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei Lea, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al Cap di residenza delle persone“.