Si può riportare in vita il cuore di una persona morta? La straordinaria ricerca scientifica che arriva dagli States

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:51
PH Duke University

Il cuore di un donatore dichiarato morto è stato espiantato, riportato in vita e trapiantato nel corpo di un paziente che era in attesa di un cuore nuovo. Questa sperimentazione, rivoluzionaria, è stata compiuta dai medici della Duke University

Riportare in vita un cuore morto e farlo tornare a pompare sangue. No, non è né fantascienza né la trama di un film incentrato sulla resurrezione dei defunti. A quanto sembra è quello che hanno tentato di fare i medici della Duke University di Durham (North Carolina, Stati Uniti d’America), i quali hanno compiuto una sperimentazione utilizzando il cuore donato da un donatore chiaramente ormai defunto. Come hanno fatto? Attraverso una procedura assolutamente pioneristica, hanno fatto sì che sangue e ossigeno ravvivassero l’organo per poi trapiantarlo in una persona viva e bisognosa di un cuore nuovo. I dettagli li hanno raccontati diverse testate inglesi, tra cui The Mirror e il Daily Star.

Riportare in vita il cuore di una persona morta, l’esperimento condotto dalla Duke University

Si chiama “Donazione dopo la morte” ed è una procedura che permette l’espianto del cuore da una persona dichiarata morta. È la procedura che medici e studiosi della Duke University hanno utilizzato per rianimare un cuore non più attivo e per impiantarlo poi nel corpo un paziente  in lista d’attesa per il trapianto di cuore. Una tecnica che, se perfezionata a dovere e diffusa su scala mondiale, nel prossimo futuro darà speranza a tutti coloro che attendono di poter ricevere un organo in donazione per tornare alla propria vita. È stato Jacob Niall Schroder, il direttore del programma relativo al trapianto di cuore, a pubblicare su Twitter il video che mostra l’incredibile battito cardiaco.

Riportare in vita il cuore di una persona morta, i primi tentativi nel 2009

La procedura in questione era già stata utilizzata dieci anni fa, nel 2009, nel Regno Unito, ma soltanto oggi si è arrivati a completarla portandola al successo. Ovviamente, per questioni di privacy, non si conoscono le identità né del donatore né del ricevente.

Maria Mento