Maternità condivisa, un embrione cresce negli uteri di due donne: “Ci ha avvicinato emotivamente”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:58

Donna (30 anni) e Jasmine Francis-Smith (28 anni) sono una coppia e hanno e deciso di avere un figlio. Le due donne britanniche sono le prime a beneficiare della maternità condivisa, una procedura rivoluzionaria nel campo della fecondazione in vitro

Un ovulo fecondato in vitro e poi cresciuto, per nove mesi, all’interno degli uteri di due donne diverse: si tratta della “maternità condivisa” ed è una procedura scientifica rivoluzionaria nell’ambito delle gravidanze nate per mezzo dell’aiuto della scienza.

A beneficiare di questo trattamento sono state Donna e Jasmine Francis–Smith, due giovani donne inglesi di 30 e 28 anni che si amano e che hanno deciso di mettere su famiglia dando alla luce un figlio. A settembre è dunque nata Otis, colei che molto presumibilmente è la prima bambina al mondo a essere cresciuta in due uteri. Questa storia è stata raccontata da Metro.co.uk.

Maternità condivisa, a settembre è nata Otis: la prima bambina che ha vissuto in due uteri

La maternità condivisa è una particolare procedura, che quando si ha una fecondazione in vitro, consente a due donne di accogliere nel proprio corpo lo stesso ovulo fecondato. La procedura, per la prima volta al mondo, è stata eseguita e portata a termine con successo in Gran Bretagna, dove i medici hanno lavorato con due donne che stavano cercando di avere un figlio.

Donna e Jasmine Francis-Smith, rispettivamente di professione Caporale dell’esercito e infermiera dentale, da settembre sono madri della piccola Otis e hanno trovato nella maternità condivisa un sistema per cementare ancora di più il loro rapporto d’amore, evitando che una delle due donne della coppia- biologicamente non coinvolta nella creazione- potesse sentirsi esclusa e non partecipe della venuta al mondo di questa nuova, piccola vita.

E infatti, Donna Francis-Smith ha dichiarato a The Telegraph cheCi sono un sacco di coppie dello stesso sesso in cui una persona fa tutto, e in cui un’unica persona resta incinta e partorisce, mentre con questo metodo siamo entrambe rimaste coinvolte in modo importante. Ci ha sicuramente avvicinate emotivamente. Siamo comunque una coppia vicina ma entrambe abbiamo un legame speciale anche con Otis, e questo è stato aiutato dal modo in cui l’abbiamo fatta nascere”.

La donna ha proseguito e ha spiegato come si è svolta la procedura: “È il mio uovo, poi l’hanno rimesso nel mio corpo per 18 ore prima di impiantarlo nel corpo di Jasmine, che è rimasta incinta“.

Ha parlato anche Jasmine, che ha partorito in settembre a Colchester (Essex): “La procedura ha davvero fatto sentire me e Donna abbastanza uguali in tutto il processo e ci ha avvicinato emotivamente. Ora che la piccola Otis è nata, che è  al sicuro e bene, ci sentiamo una vera famiglia. Se dovessimo ripetere il processo, non cambieremmo nulla “.

Maternità condivisa, otto anni fa le prime esperienze

La procedura della maternità condivisa era tata lanciata per la prima volta otto anni fa, dalla London Women’s Clinic, ma in maniera un po’ diversa rispetto a come l’hanno portata avanti Donna e Jasmine. In quei casi si trattava di far donare l’ovulo a una delle donne  e di impiantarlo poi nell’utero dell’altra, da fecondato. Invece Donna e Jasmine hanno entrambe portato nel loro utero l’ovulo fecondato, anche se Donna lo ha fatto solo per poche ore rispetto a sua moglie.

Maria Mento