Permessi premio per i mafiosi che non collaborano, la Consulta: “Negarli è contro la Costituzione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:26

Chiamata ad esprimersi sulla concessione di permessi premio ai mafiosi che si rifiutano di collaborare, la Consulta ha deliberato per la concessione.

Concedere dei permessi premio a quei detenuti che scontano l’ergastolo per reati di mafia e che non hanno collaborato con la giustizia è giusto? Questo era il quesito principale sul quale si dovevano concentrare i membri della Consulta. Infatti la legge vigente permetteva la concessione di bonus e permessi premio ai mafiosi che collaboravano con le indagini della procura antimafia. In caso contrario la disposizione presumeva che il condannato continuasse ad avere rapporti con l’organizzazione mafiosa e che dunque un suo rilascio, anche solo per un permesso, poteva essere pericoloso.

La consulta giudica incostituzionale la mancata concessione di permessi premio ai detenuti 

Con la delibera odierna la Consulta giudica incostituzionale la mancata concessione di permessi premio ai detenuti, qualunque sia stato il reato commesso: “Il detenuto per un reato di associazione mafiosa o di contesto mafioso può essere ‘premiato’ se collabora con la giustizia ma non può essere ‘punito‘ ulteriormente, negandogli benefici riconosciuti a tutti, se non collabora”. Il motivo di tale posizione è semplice, spiegano dalla Consulta, ed è legato al principio base dell’incarcerazione, la quale ha una funzione punitiva ma anche rieducativa.

Con tale definizione di incostituzionalità, però, non si vuole cancellare la presunzione di pericolosità del mafioso che non collabora. Non sarà dunque sufficiente che questo operi una buona condotta in carcere e partecipi al programma di rieducazione, ma ci dovranno essere prove del suo addio all’associazione criminale: “Può essere superata (la presunzione di pericolosità ndr) se il magistrato di sorveglianza ha acquisito elementi tali da escludere che il detenuto abbia ancora collegamenti con l’associazione criminale o che vi sia il pericolo del ripristino di questi rapporti”.

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