Cambiamento climatico killer: in Italia dati allarmanti, con 20mila vittime a causa del maltempo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:02

I dati dello studio Climate Risk Index 2020 sono allarmanti per l’Italia: il maltempo estremo causato dal cambiamento climatico ha portato a 20mila vittime.

Sono appena stati pubblicati i dati dello studio annuale sui rischi e i danni del cambiamento climatico della think thank Germanwatch. I risultati sono allarmanti, nel Climate Risk Index 2020 viene evidenziato come l’Italia sia il sesto paese al mondo tra quelli più colpiti da mortalità causata da fenomeni di maltempo estremi. Il dato relativo alle vittime spaventoso: sono ben 19.947 mila i decessi riconducibili a fenomeni climatici estremi che vanno dalle alluvioni alle ondate di caldo.

I dati presenti nello studio fanno riferimento al database di MunichRe riguardanti il periodo 1999-2018. Secondo il quale l’Italia avrebbe perso circa 32,92 miliardi di euro (circa il 2% del Pil) per danni correlati al maltempo. Guardando i dati del 2018 soltanto, le cose vanno leggermente meglio, ma la situazione rimane critica. Tra i 200 Paesi analizzati l’Italia figura al 28° posto per numero di eventi climatici estremi ed all’8° per danni economici.

Cambiamento climatico: i fenomeni di maltempo estremi colpiscono anche i Paesi industrializzati

Il Climate Risk Index mostra come i Paesi maggiormente colpiti siano ancora quelli con un livello di industrializzazione minore, ma anche le Nazioni più moderne e ricche non sono esentate dai rischi. Nella classifica di quest’anno il Paese maggiormente colpito è il Giappone, a causa di un numero incredibile di tifoni e di un’ondata di caldo senza precedenti. Al terzo posto troviamo la Germania, sulla quale pesano le alluvioni continue e le ripetute ondate di caldo.

Per gli autori del report è evidente come i fenomeni meteorologici estremi siano sempre più pericolosi anche per i Paesi maggiormente industrializzati: “L’ indice di rischio climatico mostra che i cambiamenti climatici hanno impatti disastrosi soprattutto per i paesi poveri, dove nessuno è assicurato, ma causa anche danni sempre più gravi in paesi industrializzati come Giappone o Germania, diventando un rischio anche per le compagnie assicurative”.