Giornalista denunciato per interruzione di pubblico servizio: “Ringrazia Dio che sto in divisa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

Un giornalista che si è rifiutato di cancellare il video del fermo di un ambulante è stato portato in caserma e denunciato per interruzione di pubblico servizio.

Sul ‘Fatto Quotidiano‘ viene condivisa l’esperienza vissuta da un giornalista e video maker che collabora anche con loro. Quel giorno Cosimo Caridi era stato in via del Corso per filmare la manifestazione dei sindacati. Una volta concluso il servizio si è diretto verso Montecitorio e mentre cammina si accorge che degli agenti della Municipale stanno effettuando un fermo ai danni di un venditore ambulante. Questo, chiaramente di origine straniera, quando vede la Municipale cerca di scappare ma cade nel tentativo di sottrarsi al fermo.

Da cronista, Caridi ha l’istinto di accendere la telecamera e filmare la scena. Di questo si accorge uno degli agenti che fa notare l’accaduto al collega. D’un tratto il fermo degli ambulanti perde importanza. Uno dei due gli dice che non può filmare perché si tratta di un’operazione di polizia, ma il giornalista continua. A quel punto l’altro mette una mano sull’obbiettivo e gli dice: “Lei non può riprendere senza autorizzazione, appena manda in onda queste immagini viene arrestato”. Quindi, racconta ancora Caridi, è stato invitato a cancellare le immagini, ma si è rifiutato.

Giornalista denunciato per interruzione di pubblico servizio

Caridi racconta di aver invocato il diritto di cronaca e che ha anche contrapposto al divieto impostogli il fatto che l’operazione si stava svolgendo in luogo pubblico. La reazione del giornalista avrebbe dunque fatto arrabbiare uno dei due che, ha raccontato, gli avrebbe detto: “Ringrazia Dio che sto in divisa perché se sto senza divisa ti spacco questa in testa”. Successivamente viene portato in Campidoglio dove viene denunciato per interruzione di pubblico servizio. Nella denuncia, infatti, viene sostenuto che dovendo occuparsi del videomaker hanno perso l’occasione di fermare altri venditori abusivi.