Revenge porn, pubblica foto intime della ex moglie su WhatsApp: denunciato dai Carabinieri

Un uomo di 61 anni che si sta separando dalla moglie, una donna di 59 anni, ha utilizzato foto intime della sua ex inserendole sul proprio profilo di WhatsApp. L’uomo, che ha commesso un reato punibile secondo la legge sul “Revenge porn”, è stato denunciato dai Carabinieri

Spilimbergo (Pordenone, Friuli-Venezia Giulia). Una donna di 59 anni è finita nella rete del “Revenge porn”, reato contro il quale è stata approvata una legge nello scorso mese di aprile del 2019. Il quasi ex marito della donna, un uomo di 61 anni dal quale la vittima si sta separando, ha utilizzato delle foto intime della donna e le ha pubblicate sul suo profilo di WhatsApp. Il 61enne, che era in carcere e secondo un ordine del giudice non avrebbe potuto avvicinarsi alla moglie una volta libero, è stato denunciato dai Carabinieri.

Pubblica su WhatsApp foto intime della ex moglie, uomo di 61 anni denunciato: di recente era stato in carcere

Secondo una notizia battuta ieri dall’Agenzia Ansa, un uomo di 61 anni residente nella zona di Spilimbergo (Pordenone, Friuli-Venezia Giulia) si è macchiato del reato di “Revenge porn” ai danni della moglie, una donna di 59 anni dalla quale si sta separando. Pare che l’uomo, che avrebbe agito per ripicca, abbia pubblicato sul suo profilo WhatsApp delle foto intime della donna: per questo motivo è stato denunciato per diffusione illecita  di tale materiale fotografico.

L’uomo ha già dei precedenti penali e il mese scorso è stato arrestato per mezzo di un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Una volta uscito di prigione, un’ordinanza gli avrebbe impedito di avvicinarsi alla moglie.

Pubblica su WhatsApp foto intime della ex moglie, cosa dice la legge sul “Revenge porn

La legge sul “Revenge porn”, inserita nel “Codice rosso”, punisce chiunque diffonda in rete video o fotografie intime che ritraggono una persona  senza che questa abbia dato il consenso alla loro diffusione. Esistono vari gradi di accusa che possono essere mosse a chi compie tale reato: molestie, violazione della privacy, diffamazione, fino ad arrivare all’accusa più grave che è quella di istigazione al suicidio, qualora la persona colpita dal “Revenge porn” compia un gesto estremo ricollegabile a questo reato (il caso del suicidio di Tiziana Cantone è un esempio lampante).

Il testo di legge, in una delle sue parti, così recita:

chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento“.

La legge prevede pene più serie se a diffondere suddetto materiale pornografico è il coniuge o l’ex coniuge della persona colpita. È anche prevista la detenzione in carcere, con pene che vanno da uno a sei anni di reclusione.

Maria Mento