Migranti, un report accusa l’Italia di “Respingimento illegale”

Secondo quanto emerso in un report composto attraverso intercettazioni e testimonianze, l’Italia sarebbe colpevole di respingimento illegale di migranti.

Stando a quanto si legge su un report della Forensic Oceanography, ramo della Forensic Architecture Agency basata alla Goldsmiths University of London, l’Italia si sarebbe resa colpevole di respingimento illegale di migranti attraverso privati. L’azione andrebbe contro le leggi sui diritti umani e l’obbligo che vieta agli stati di respingere i migranti. Le fonti dell’autore del report provengono da intercettazioni e sono confermate dalle testimonianze di alcuni migranti rintracciati da Medici Senza Frontiere. Proprio la presenza di testimonianze ha permesso alla Global Legal Action Network di presentare una denuncia ai danni dell’Italia al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. Si tratta del primo ed unico, finora, caso di questo genere.

Italia accusata di respingimento illegale di migranti: la ricostruzione dell’accaduto secondo il report

Tutto comincia la mattina del 7 novembre 2018, quando un’imbarcazione lascia le coste della Libia e si dirige verso l’Italia. Presto comincia a presentare delle criticità e la vita dei 93 migranti a bordo è a rischio. Il gommone viene avvistato da un aereo spagnolo dell’operazione Sophia che nel proprio rapporto spiega che non ci sono imbarcazioni che possono operare il salvataggio. L’informazione viene passata alla Nave San Marco che, in quel momento, era la base dell’operazione. La posizione del gommone viene comunicata al centro ricerca e soccorso di Roma che la gira a quello libico. Dalla Libia fanno sapere di non avere imbarcazioni disponibili per il salvataggio.

Il gommone, ancora in zona Sar libica, naviga per altre due ore. Poi giunge a Roma la comunicazione che in zona c’è la nave Nivin, un mercantile battente bandiera panamense. A Roma viene chiesto di coordinare l’operazione di salvataggio. Le operazioni di coordinamento vengono dunque gestite dall’Italia per conto della Libia. Verso sera, alle 21:34, il centro di ricerca e soccorso di Tripoli comunica di aver preso in carico le operazioni di salvataggio. Ma pare che la chiamata parta dallo stesso numero a disposizione della Marina Italiana sulla nave di stanza Tripoli.

L’approccio della Nivin con i migranti avviene intorno alle 3.30 dell’8 novembre. I marinai tranquillizzano i migranti e gli promettono che li porteranno in Italia. Ma quando giunge la motovedetta libica comprendono che si tratta di una bugia e si asserragliano sulla tolda della nave. A quel punto viene detto loro di non preoccuparsi, poiché saranno portati a Malta, ma anche questa è una bugia, visto che il mercantile fa rotta verso Misurata. Quando la Nivin approda i migranti oppongono resistenza allo sbarco per 10 giorni, poi interviene l’esercito libico che, con la violenza, li riporta nei centri di detenzione.

Le accuse all’Italia

Secondo il report l’Italia avrebbe fornito un supporto di coordinamento decisivo per il respingimento dei migranti. In questo infatti si legge: “Impegnandosi in questa pratica, l’Italia usa violenza extraterritoriale per contenere i movimenti dei migranti e viola l’obbligo di non respingimento”. Su queste basi, supportate dalle testimonianze dell’accaduto da parte dei migranti, si fonda la denuncia presentata alle Nazioni Unite. Spetta ora al Comitato per i diritti umani capire se le accuse sono fondate. Quello appena descritto sarebbe, sempre secondo il report, solo uno dei 13 respingimenti illegali operati nell’ultimo anno.

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