Test antidroga sui Parlamentari: Matteo Salvini dice sì. Ma quando si faranno davvero?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:55

Test antidroga sui Parlamentari

La bocciatura della legalizzazione della cannabis light ha visto il plauso di chi, come Matteo Salvini, asserisce di “non volere uno Stato spacciatore”. Il senatore si è detto anche favorevole ai test antidroga da effettuarsi sui parlamentari. Ma questa proposta non è certo una novità

Test antidroga sui Parlamentari, la nuova proposta di controllo contro le sostanze stupefacenti: Salvini e Meloni favorevoli

Dopo la bocciatura dell’emendamento sulla cannabis light in Parlamento, Giorgia Meloni e Matteo Salvini si dicono pronti a sfidare i loro colleghi parlamentari sui test antidroga proposti da Stefano Buffagni, il viceministro allo Sviluppo Economico. I test dovrebbero dimostrare ai cittadini chi entra in Parlamento dopo aver fatto uso di sostanze stupefacenti e chi invece rimane pulito. Si è così espressa Giorgia Meloni:

Fratelli d’Italia chiederà formalmente ai presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, di organizzare una giornata dedicata ai test antidroga di tutti i parlamentari. Noi siamo pronti. Che faranno gli altri gruppi?“.

Da donatore sangue Avis dall’età di diciotto anni, non vedo l’ora di sottopormi, insieme a tutti gli altri colleghi parlamentari che magari diventeranno anche loro donatori, a qualsiasi test antidroga proposto. Così gli italiani sapranno se coloro che li rappresentano lo fanno in maniera lucida e responsabile”, ha rincarato la dose il leader del Carroccio.

Matteo Salvini ha ulteriormente confermato, su Twitter, la sua disponibilità ai controlli e ha taggato l’account della pagina ufficiale di “Fuori dal coro”, programma condotto su Rete4 da Mario Giordano:

“#Salvini: Accolgo invito di fare un test antidoping a tutti i parlamentari per capire in che condizioni entrano nelle istituzioni.

#fuoridalcoro @fuoridalcorotv”.

Ma, di fatto, i recenti proclami sui test antidroga da effettuare suoi parlamentari sono stati preceduti da altre proposte che si muovevano in tal senso, e alcune erano anche uscite dallo stesso calderone del Carroccio. È il caso, per esempio, dell’idea sul test antidroga ai parlamentari lanciata nel 2015 dal senatore dell’allora Lega Nord Johnny Crosio. Anche il senatore, in quell’occasione, parlò di misura da applicare nel rispetto che si deve agli italiani:

Il problema è serio ma, con mio grande sconcerto, vedo in giro troppa superficialità. Si pensa a liberalizzare quando invece bisognerebbe contrastare chi fa del male a sé o agli altri assumendo sostanze stupefacenti. Il discorso è analogo per chi guida: nessuno può permettersi di farlo se non è lucido. Dal Parlamento deve arrivare un segnale”. (fonte: La Provincia di Sondrio).

Addirittura, anche a livello locale, si era proposto di sottoporre sindaci e assessori al test di urina e capelli. Si veda per esempio il recente caso di Brugherio (fonte: Il Cittadino MB, quotidiano online di Monza e Brianza) o la proposta di legge– poi bocciata- che nel 2012 coinvolse consiglieri e assessori della Regione Emilia-Romagna (fonte: Il Corriere di Bologna). E di test antidroga da far sbarcare in Parlamento si erano occupati ancor prima gli inviati de “Le Iene”, che hanno condotto diverse inchieste di cui ci accingiamo velocemente a dar conto.

Test antidroga suo Parlamentari, un breve riepilogo delle inchieste condotte da Le Iene in questi anni

Già nel 2006 la messa in onda di un’inchiesta condotta da “Le Iene” sull’utilizzo di sostanze stupefacenti tra i parlamentari era stata bloccata dal Garante per la privacy. L’idea di capire quanto fosse diffuso il consumo di droga tra i parlamentari era nata dopo l’approvazione della legge Fini-Giovanardi sull’inasprimento delle sanzioni per i consumatori di droghe leggere o pesanti, e per questo le Iene- sotto mentite spoglie- avevano raggiunto circa una 50ina di deputati, controllati a loro insaputa tramite un dispositivo che si pensava servisse a tamponare il sudore.

I risultati del test erano finiti sui giornali: era emerso che 1 su 3 di quei Parlamentari esaminati a campione casuale in quelle ultime 24/48 ore aveva fatto uso di sostanze stupefacenti  Le polemiche non si erano fatte attendere, sia da parte di chi sosteneva  che l’uso di droghe tra i parlamentari fosse già noto agli addetti ai lavori sia da parte di chi sosteneva che le Iene avessero infranto il diritto alla privacy delle persone esaminate a sorpresa. Situazione che sfociò nell’intervento del Garante, anche se le Iene ricusarono ogni accusa sostenendo che i test erano stati realizzati in forma anonima, e senza violare la privacy di nessuno. A questa vicenda seguì un’inchiesta penale (culminata in due condanne a sanzioni pecuniarie) condotta dalla Procura di Roma. La condanna fu confermata anche dalla Corte di Cassazione, pur essendo chiarito che tutto si era svolto nel rispetto della privacy, in quanto l’inchiesta de “Le Iene” aveva nuociuto all’onorabilità dell’immagine del Parlamento.

Per l’anno attualmente in corso, citiamo invece un servizio realizzato nel marzo del 2019. In quel frangente, l’inviato Alessandro Di Sarno (accompagnato da un cane antidroga di nome Oney) sottopose circa 30 parlamentari, incontrati fuori da Montecitorio, a un test antidroga. Qualcuno dei Parlamentari intercettati si defilò, mentre altri accettarono di fare il test: tra questi ultimi troviamo proprio Matteo Salvini. Nel servizio scaturito da questa inchiesta si fa anche riferimento a una legge sui controlli antidroga in Parlamento che era stata presentata dal M5S- nel corso dell’ultimo governo PD- e poi bocciata alla Camera nel 2017.

Maria Mento

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