Papa Francesco incontra i profughi ospitati dalla Santa Sede: “Non è bloccando le navi che si risolve il problema. La nostra ignavia è peccato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:09

Papa Francesco incontra 33 profughi – in maggioranza afghani – giunti dal campo profughi di Lesbo (delle cui cricità abbiamo già parlato in passato) ed accusa: “E’ l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”.

I profughi in questione sono giunti dall’isola greca nelle scorse settimane attraverso i corridoi umanitari, sono ospitati dalla Santa Sede e dalla comunità di Sant’Egidio, e sono stati incontrati quest’oggi dal Pontefice.

Il Papa ha quindi proseguito: “Bisogna mettere da parte gli interessi economici perché al centro ci sia la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto nel momento del giudizio”.

Quindi, circa un salvagente donatogli (salvagente appartenuto ad un migrante morto durante una delle drammatiche traversate che i migranti sono costretti ad affrontare con la speranza di poter vivere una vita migliore): “Questo è il secondo salvagente che ricevo in dono il primo mi è stato regalato qualche anno fa da un gruppo di soccorritori. Apparteneva a una fanciulla che è annegata nel Mediterraneo. L’ho donato poi ai due sottosegretari della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ho detto loro: ‘Ecco la vostra missione!'”.

Papa Francesco incontra 33 profughi e parla delle politiche sui migranti

Papa Francesco ha quindi proseguito parlando delle politiche inerenti i flussi migratori: “Non è bloccando le navi che si risolve il problema bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni”.

Il Papa ha quindi concluso: “La nostra ignavia è peccato come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercè di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, il facendoci così responsabili della loro morte?”.

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