Sì all’impeachment per Trump, il Presidente è sotto accusa: la Camera ha votato a favore

La Camera ha approvato i due articoli che pongono Donald Trump sotto impeachment. Il Presidente degli States è il quarto nella storia del paese, dopo Johnson, Nixon e Clinton, a essere messo sotto accusa

Ieri sera, dopo un lunga sessione politica durata all’incirca 12 ore, la Camera dei Rappresentanti ha votato sì ai due articoli di impeachment che mettono sotto accusa Donald Trump. Per il primo articolo i voti favorevoli sono stati 230, con 197 voti contrari. Per il secondo cifre simili: 229 voti favorevoli e 198 contrari. Come spiega la Repubblica, le accuse che vengono mosse al Tycoon sono di abuso di potere e di ostruzione nei confronti del Congresso. Tra i deputati “poco convinti” delle accuse troviamo il dem Jared Goldon, il quale ha votato a favore nei confronti della prima accusa ma ha scelto la via del no per quel che concerne la seconda. Per gennaio è atteso l’inizio del processo che dovrà stabilire la colpevolezza o l’innocenza di Trump, anche se si deve ancora attendere la delibera del Senato. In caso di colpevolezza (scenario difficile perché Trump ha la maggiorana in Senato), il Presidente perderà la sua carica.

Sì all’impeachment per Trump, le accuse e il documento stilato dai democratici

Un documento di 658 pagine, stilato dai democratici, spiega le due accuse che vengono contestate al Presidente USA Donald Trump, da ieri ufficialmente sotto impeachment per effetto di una votazione effettuata alla Camera dei Rappresentanti. La Camera, dopo un dibattito che ha consentito a tutti i suoi membri di dire la loro in aula,  ha votato sì a due articoli che accusano Trump di abuso di potere e ostruzione nei confronti del Congresso.

Le accuse sono molto gravi e i democratici hanno parlato di “condotta criminale” tenuta dal Presidente degli States. Nel documento non viene chiaramente menzionato il reato penale di corruzione, ma a questo corrisponderebbe una delle vicende per le quali Trump viene ora messo all’angolo: la pressante richiesta di mettere sotto indagine Joe Biden che Trump ha fatto al Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, in cambio di 391 milioni di dollari (già varati) in aiuti militari. Nel rapporto si parla di “favore di grande valore personale”:

Il presidente Trump sollecitò il presidente Zelensky per un ‘favore’ di grande valore personale. Lo fece in modo corrotto e tramite uno schema per influenzare le sue azioni ufficiali rispetto alla concessione di aiuti militari e all’offerta di un incontro alla Casa Bianca. Benché le azioni del presidente Trump non abbiano bisogno di arrivare al livello di violazione penale per giustificare l’impeachment, la sua condotta fu criminale”.

La seconda accusa, quella di ostruzione nei confronti del Congresso, si basa sul fatto che Trump avrebbe ordinato ai membri di esecutivo e amministrazione di non rispettare i mandati dell’indagine di impeachment. Il presidente avrebbe così messo i suoi interessi personali e politici al di spora della sicurezza nazionale, si legge ancora nel documento.

Il Senato rimane l’unico organismo a poter fermare la messa in stato di accusa del Presidente. Questo, almeno, è ciò che teme Michael Bloomberg, il candidato Presidente della fazione dem; Bloomberg si è espresso chiaramente parlando di una risoluzione del problema che potrebbe avvenire solo il prossimo novembre (cioè con le elezioni presidenziali e la scelta di un nuovo Presidente).

Sì all’impeachment per Trump, l’ira del Tycoon verso i democratici: “L’impeachment è il loro suicidio politico”

Mentre la Camera votava l’impeachment, Donald Trump era impegnato in un comizio in a Battle Creek, in Michigan.

I democratici stanno mostrando il loro disdegno per gli elettori. L’impeachment per loro è un suicidio politico. Ma è dal primo giorno che stanno cercando di mettermi sotto accusa”, ha dichiarato il Presidente. “Dopo tre anni di caccia alle streghe, bufale, vergogne, truffe, i democratici stasera stanno cercando di annullare il voto di decine di milioni di patrioti americani”.

Poi il Tycoon si è lasciato andare su Twitter (“È terribile. Non ho fatto nulla, dite una preghiera”) e ha attaccato la sinistra radicale e i democratici fannulloni.

Sì all’impeachment per Trump, è la quarta volta nella storia degli States che un Presidente viene accusato

Donald Trump è il terzo Presidente della storia statunitense a essere messo sotto impeachment. In verità sarebbe il quarto, se considerassimo anche Richard Nixon che però rassegnò le sue dimissioni prima di essere giudicato.

La storia dell’impeachment parte dal lontano. Era il 1868 quando la Camera dei Rappresentanti votò per la prima volta il provvedimento, stilando 11 articoli che accusavano di alti crimini e atti illeciti l’allora Presidente in carica Andrew Johnson. Johnson, in particolare, fu accusato di aver violato la legge “Tenure of Office Act del 1867: il Presidente aveva sollevato dall’incarico di Segretario alla guerra Edwin M. Stanton e aveva cercato di imporre– al posto suo- la figura del maggiore generale Brevet Lorenzo Thomas. In Senato, Johnson venne assolto.

Nel luglio del 1974 fu Richard Nixon, 37esimo Presidente USA, a essere messo sotto accusa con l’approvazione di tre articoli di impeachment che gli contestavano l’abuso di potere, l’ostruzione alla giustizia e il disprezzo nei confronti del Congresso. Sono le conseguenze del famoso scandalo che è passato alla storia con il nome di “Watergate Complex”. Il nome deriva da un complesso edilizio di Washington in cui si trova l’hotel nel quale vennero registrate delle intercettazioni illegali registrate nel Comitato Nazionale Democratico. Nixon non arrivò mai a un giudizio finale sul suo stato d’accusa perché si dimise prima, nell’agosto dello stesso 1974.

Il 19 dicembre del 1998 iniziò, invece, il procedimento di impeachment contro il 42esimo Presidente degli Stati Unit d’America: Bill Clinton. Il Presidente fu accusato di spergiuro e di ostruzione della giustizia, e questo avvenne in seguito a una denuncia di molestie sessuali avanzata dalla giornalista Paula Jones. Pochi mesi dopo, nel febbraio del 1998, Clinton venne assolto dalle accuse che gli erano state mosse.

Maria Mento