Ritrovato tempio di tremila anni fa, gli studiosi: “ Si trovava qui l’Arca dell’Alleanza”

Tra i grandi misteri che da sempre affascinano l’umanità c’è anche quello dell’Arca dell’Alleanza. Ora gli studiosi hanno annunciato un ritrovamento che potrebbe essere decisivo

L’Arca dell’Alleanza, sacra al popolo ebraico per quel che rappresenta e cioè il patto che gli uomini hanno stipulato con Dio per tramite di Mosè, è uno dei manufatti antichi che più colpiscono l’immaginario collettivo umano e sul quale sono state scritte pagine su pagine. Gli archeologi non hanno mai ritrovato l’Arca dell’Alleanza di cui si parla nella Bibbia e- come tutte le questioni archeologiche che sono rimaste irrisolte- essa affascina e suscita domande, soprattutto nei non addetti ai lavori. Anche uno dei libri e dei film che sono stati dedicati al personaggio di Indiana Jones ripercorre le sue mitiche tracce.

L’Arca dell’Alleanza è davvero esistita? E se sì, che fine ha fatto? Perché non è mai stata ritrovata in tutti questi millenni? Ebbene, secondo quanto riporta il Daily Star gli archeologi che lavorano in Israele avrebbero fatto un ritrovamento capace di connetterci direttamente con le vicende della fuga degli Ebrei dall’Egitto.

Ritrovato tempio di tremila anni fa, la scoperta nel territorio di Beit Shamesh

I ricercatori dell’Università Israeliana di Tel Aviv (Israele) hanno annunciato che, nel corso delle loro ricerche archeologiche, è stato fatto un eccezionale ritrovamento: quella della pietra su cui, un tempo, sarebbe stata posizionata l’Arca dell’Alleanza. Come sappiamo, l’Arca avrebbe dovuto contenere le tavole dei Dieci Comandamenti affidate direttamente da Dio a Mosè, il “salvato dalle acque” dal quale era dipesa la salvezza degli Ebrei ridotti in schiavitù dal faraone. Questa pietra si troverebbe in un tempio costruito più di tremila anni fa che gli studiosi avrebbero scoperto nei pressi della moderna città di Beit Shemesh (centro abitato di circa 100mila abitanti che si trova nel distretto di Gerusalemme).

Ritrovato tempio di tremila anni fa, le similitudini con il racconto biblico

La pietra in questione sarebbe simile a quella descritta nel primo libro di Samuele, compreso nel corpus dei libri dell’Antico Testamento: è lunga 8,5m per lato ed è perfettamente quadrata. L’Arca dell’Alleanza vi sarebbe stata riposta dopo che i Filistei la restituirono agli Israeliani. Quando gli archeologi hanno ritrovato il sito, la pietra era ricoperta da letame animale.

Il professore Shlomo Bunimovitz, che ha guidato lo scavo archeologico, ha dichiarato che “Ci sono molte prove che si trattasse davvero di un tempio. Quando si guarda alla struttura e al suo contenuto, è molto chiaro che questo non è uno spazio domestico standard ma qualcosa di speciale“.

Gli ha fatto eco il professore Zvi Lederman, altro archeologo che ha preso parte al progetto di ricerca: “Il luogo sacro fu saccheggiato e distrutto, prima di essere trasformato in un recinto per animali. Per me, questo è un atto di ostilità, una profanazione intenzionale di un luogo santo“.

Ci sono vari indizi che fanno propendere per l’identificazione della struttura architettonica con un luogo di culto. Intanto, il suo ingresso è rivolto verso est, verso il sole nascente: per esempio, è risaputo che anche i templi– nel mondo greco e romano– erano in gran parte orientati verso est (anche se sono varie le interpretazioni date, in tal senso, dagli esperti). Poi, si evidenzia l’isolamento del complesso rispetto agli altri edifici sorti nelle vicinanze. Anche il fatto che le sue mura fossero ben strutturate, poderose e molto resistenti, potrebbe essere indice chiaro della protezione che si voleva infondere sia al luogo  in sé sia ai sacerdoti che vi operavano. La scoperta, in situ, di frammenti di vasi ceramici e di ossa di animali farebbe presupporre che qui si tenessero dei rituali. Un’altra suggestione affascinante riguarda, inoltre, la scoperta di due grosse pietre di forma tondeggiante che sono state scavate in modo tal da ricavare sulla loro superficie delle grondaie. L’interpretazione della destinazione d’uso delle due pietre porterebbe a pensare che nel tempio si producesse del vino da consumare durante le cerimonie.

In epoca pre-monarchica, Beit Shemesh era una zona di confine che spesso era oggetto di conflitto tra Filistei e israeliti.  Possibile, dunque, che durante una fase di queste ostilità anche l’edificio sia stato preso di mira e in qualche maniera vandalizzato.

Maria Mento