Testi religiosi in linea con le ideologie del partito comunista, in Cina si vuole riscrivere la Bibbia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:24

In Cina si riscrive la Bibbia: sembra assurdo ma sta accadendo davvero. I testi Sacri adottati dai Cristiani dovranno essere conformi alle ideologie propugnate dal presidente Xi Jimping. Ecco cosa sta succedendo

Il Presidente cinese Xi Jimping (che, ricordiamo, è stato nominato Presidente a vita nella primavera del 2018) vuole che le Sacre Scritture adottate da chi professa la religione Cristiana in Cina siano conformi alle ideologie del governo. Per questo motivo, a partire dall’anno scorso, è stato avviato un piano di modifica che prevede di rendere il Cristianesimo una religione più compatibile con quelli che sono i valori cinesi e del socialismo. Come dire: allineare la professione di fede alle idee comuniste, e a quanto pare questo processo sta colpendo anche le altre religioni presenti sul vasto territorio cinese. Tra gli intenti del governo cinese pare che ci sia anche quello- clamoroso- di riscrivere le parti della Bibbia che sono ritenute più critiche in questo senso.

La Cina vuole riscrivere la Bibbia, la notizia è stata data dal francese Le Figaro

Il quotidiano francese Le Figaro, grazie alle notizie che sono state riportate dal suo corrispondente in Cina, ha lanciato una notizia bomba: la Cina sta meditando di riscrivere parti della Bibbia. Ora che il Presidente cinese è stato eletto a vita, sembra proprio che il controllo del governo stia diventando più stringente anche sulle professioni di fede: quelle che presentano contenuti non allineati o contrastanti con l’ideologia del partito comunista verranno epurate, senza guardare in faccia nessuno. Neppure la religione più professata al mondo e la stessa figura del Papa, che ne è il capo spirituale. Questo perché Xi Jimping non è “solo” il Presidente cinese ma è anche il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese.

La Cina vuole riscrivere la Bibbia, si è tenuta una riunione a cui hanno partecipato 370 persone

In realtà, su internet sono presenti articoli che parlano di questa vicenda già da marzo 2019: su ATFP (rivista TFP) si legge che il governo cinese ha iniziato mesi fa a confiscare le Bibbie trovate in possesso dei cittadini, e contemporaneamente a diffondere nuove versioni dei testi Sacri trasformate secondo un linguaggio più consono alle ideologie di partito. Secondo quanto scritto ieri da Le Figaro, le autorità cinesi avrebbero chiesto ai massimi rappresentanti religiosi di tutte le principali religioni presenti nel Paese di rivedere le traduzioni dei testi Sacri. Ancora prima, e cioè a partire del 2013, il governo ha incoraggiato la ripresa delle religioni tradizionali cinesi. La stessa sorte starebbe toccando anche al Corano e ai testi Sacri dei Buddisti.

Secondo quanto riporta Rai News, la Commissione per gli Affari Etnici e Religiosi della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese ha indetto un simposio a cui hanno partecipato- oltre a Wang Yang, quarta carica politica dello Stato e uomo di punta della Commissione- 16 esponenti di altrettante fedi religiose diffuse in Cina. L’incontro si è tenuto a Pechino e i presenti hanno discusso su “come fare avanzare l’interpretazione delle dottrine e delle regole religiose in linea con l’esigenza dei tempi”. “È necessaria una valutazione completa delle traduzioni esistenti dei testi religiosi per i contenuti che non sono conformi all’avanzamento dei tempi “ perché bisogna “resistere efficacemente all’erosione di pensieri estremi ed eresie”, ha detto Wang Yang. Il politico non ha mai nominato esplicitamente la Bibbia, il Corano o i Sutra, ma si è sempre limitato a citare genericamente le Sacre Scritture.

La Cina non è nuova a queste manifestazioni di “intolleranza” nei confronti della religione: basti pensare, come ricorda anche il Daily Star, che in una chiesta del Paese un quadro della Vergine Maria venne sostituito con un ritratto di Xi Jimping. Tuttavia, questa misura che tenta di inquadrare diversamente i testi Sacri appare davvero eccessiva.

Maria Mento

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