Caldo anomalo: 2019 al termine con temperature primaverili e la Coldiretti lancia l’allarme

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:10

Il Natale appena trascorso sarebbe il quarto più caldo dal 1800, denuncia Coldiretti sulla scorta dell’analisi dei dati Isac (l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) e del Cnr, che rilevano i cambiamenti termici occorsi nel nostro Paese negli ultimi due secoli.

Il 2019 si chiude con temperature più alte di 0,88 gradi rispetto alla media storica

L’anno che sta per concludersi sarebbe il più caldo insieme al 2018, 2015, 2014 e 2003: “Gli effetti del caldo – si legge in un comunicato della Confederazione Nazionale Coltivatori Direttisi fanno sentire sulla natura dove sono stati sconvolti i normali cicli stagionali come in Puglia dove gli alberi di pero a causa del clima pazzo sono già in fiore a dicembre mentre a nulla vale più la programmazione degli agricoltori che raccolgono broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicoria, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili“.

Ma ciò che cruccia maggiormente è il rischio, per i coltivatori, che queste temperature fuori norma possano subire un brusco calo causando danni irreversibili ai raccolti primaverili ed estivi: “Sono disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine“, ha illustrato il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

“L’agricoltura italiana si trova ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante […] con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo”.

Le cause del climate change sono state essenzialmente individuate in 5 fattori, ovvero la combustione di combustibili fossili, la deforestazione; l’allevamento del bestiame e i cosiddetti gas serra.

Molti di questi ultimi sono già presenti in natura, ma l’attività dell’uomo ne aumenta le concentrazioni nell’atmosfera, con gravi ricadute sulla produzione agricola.

C’è chi pensa si sia già superato il punto di non ritorno e che gli impatti sull’ambiente siano oramai irreversibili, con buona pace degli agricoltori.

 

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