Lorenzo Fioramonti, il Ministro dell’Istruzione si è dimesso: in manovra mancano fondi per cultura e ricerca

ministro fioramonti

Lorenzo Fioramonti, da ieri ex Ministro dell’istruzione, aveva promesso di rassegnare le sue dimissioni qualora fossero stati ridotti i finanziamenti alla scuola. Così è stato e nel giorno di Natale è trapelata la notizia dell’addio al Ministero

Addio al Ministero dell’Istruzione e forse, chissà, anche al M5S, per andare a fondare un partito tutto suo. Quasi come un fulmine a ciel sereno, ieri sera è arrivata la notizia delle dimissioni che Lorenzo Fioramonti (ex Ministro dell’Istruzione) ha rassegnato tramite una lettera consegnata al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. Scriviamo “quasi” perché il Ministro aveva già annunciato la possibilità di dimettersi, qualora si fosse verificato uno scenario di mancanza di fondi sufficienti per scuola e università. La manovra recentemente approvata non ha soddisfatto Fioramonti da questo punto di vista, e alle parole sono seguiti i fatti dell’ex detentore del dicastero.

Lorenzo Fioramonti si è dimesso da Ministro dell’Istruzione, fonti di Palazzo Chigi confermano

La notizia delle dimissioni di Lorenzo Fioramonti, che dopo appena tre mesi dalla nascita del Conte-bis ha lasciato il suo ruolo di Ministro dell’Istruzione, è arrivata ieri e a darla sono state alcune fonti di Palazzo Chigi. Stando a quanto riporta Agi, l’ex Ministro avrebbe consegnato la sua lettera di dimissioni a Giuseppe Conte nella giornata del 23 dicembre 2019.

Ora- come riporta La Stampa– in Parlamento gira voce che Fioramonti stia pensando di lasciare il M5S per fondare un nuovo partito tutto suo. Se questa voce si rivelasse fondata, si tratterebbe di un partito che darebbe il suo appoggio al governo Conte.

Lorenzo Fioramonti si è dimesso da Ministro dell’Istruzione, pesa la mancanza di investimenti sul fronte cultura e ricerca

Le risorse economiche che la Manovra ha destinato a scuola e università sono sotto la soglia dei tre miliardi di euro. Fioramonti era stato chiaro nelle sue riflessioni, ancor prima che si parlasse del testo della Manovra, ribadendo che quella era la soglia sotto la quale sarebbe stato opportuno non scendere. Perché l’attuale Governo deve fare qualcosa di innovativo per l’Italia, investendo in cultura e ricerca, e smetterla di amministrare un Paese lasciando spazio alla paura di perdere il consenso politico.

Dopo una serie di esecutivi che hanno tagliato sull’istruzione, non mi posso accontentare di un governo che smette di prelevare soldi dal Miur. Bisogna investire e con forza“, e ancora. “Questo governo con questa Finanziaria deve fare tante e io apprezzo lo sforzo: non far aumentare l’Iva, ridurre il cuneo fiscale, intervenire sulla sanità. Ma quella che io propongo è una questione centrale: ricerca, università, scuola. E il dibattito fin qui è stato insufficiente. Giorno e notte lo riproporrò e seguirò i lavori parlamentari, so che una Legge di bilancio ha un cammino lungo“.

Erano state queste le parole pronunciate da Lorenzo Fioramonti nel corso di un’intervista rilasciata lo scorso 5 novembre 2019. Successivamente, aveva continuato a battere su questo tasto, facendo emergere lo spettro delle dimissioni. Il suo posto lasciato vacante costringerà ora il Governo Conte a nominare un nuovo Ministro nei sei mesi che seguiranno (mesi nei quali la sua carica sarà ricoperta, ad interim, dal Presidente del Consiglio).

Maria Mento