Batterio killer creduto debellato rintracciato nell’acqua dei narghilè: è allarme

Un ventenne svedese amante del narghilè avrebbe contratto la tubercolosi a causa dell’uso costante di questa “pipa” usata in particolar modo in Oriente ma, da qualche anno, in voga anche in Occidente.

A riportare la notizia è il quotidiano britannico Daily Star. Pare che il ragazzo, che insieme agli amici era solito frequentare ristoranti a tema dove spesso si può fumare tabacco aromatizzato in gruppo.

L’uso del narghilè comporta il contagio da infezioni più di quanto si possa immaginare

Si ritiene che il fumo di narghilè sia meno nocivo delle comuni sigarette, tuttavia i medici avvertono: l’uso condiviso del boccaglio, fa sì che si entri in contatto con batteri e, addirittura, virus quali quelli dell’epatite.

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The European Journal of Case Reports in Internal Medicine, in riferimento al caso descritto sopra, riferisce: “il fumo di narghilè (pipa ad acqua), ha ottenuto grande popolarità nell’ultima decade. questo comporta numerosi rischi per la salute: broncopneumopatia cronica, disturbi cardiovascolari, cancro, nonché herpes ed epatite”.

La specialista Anna Ursula Marchetti, che opera in Svizzera, sostiene che l‘acqua contenuta nei narghilè è un ricettacolo di batteri, come quello della tubercolosi.

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Infine, uno studio della British Heart Foundation ha rilevato che fumare il narghilè, per venti minuti ad esempio, equivale a fumare ben 100 sigarette.