Booking.com e gli annunci ingannevoli: quando l’ultima camera non è davvero l’ultima

Booking richiamato commissione Europea

La commissione Europea ha condotto un azione contro il colosso per le prenotazioni di hotel, colpevole di utilizzare messaggi manipolatori per gli utenti.

Quante volte consultando le piattaforme di prenotazione on line alla ricerca di un hotel, con l’intenzione di paragonare le varie offerte presenti, avete notato messaggi che vi dicevano che la stanza guardata era appena stata prenotata?

A molti sarà capitato di essere colti dall’ansia quando, dopo molte ricerche e tanti parametri presi in considerazione, leggendo un messaggio dalla piattaforma ha pensato di rischiare di perdere l’agognata camera.

Frasi come “Prenota subito, è l’ultima camera disponibile”. Oppure “Approfitta ora, tra poco questo prezzo non sarà più opzionabile” secondo l’Unione Europea sono mistificazioni a danno degli utenti in quanto messaggi “manipolatori”.

Commissione Europea contro i messaggi mistificatori

La commissione europea ha condotto un azione nei confronti di Booking.com, il gigante olandese delle vacanze fai da te nato nel lontano 1996 ad Amsterdam.  La vicenda è terminata il 20 dicembre scorso,  dopo oltre un anno, con la firma di un accordo secondo il quale Booking.com si impegna a dire la verità. Il  limite entro cui Booking dovrà iniziare a proporre offerte reali è il 16 giugno 2020.

Per il commissario europeo alla giustizia e ai consumatori Didier Reynders “è vitale che società come Booking.com si assumano le proprie responsabilità assicurando che non ci siano tecniche manipolatorie dietro i sistemi di prenotazione, come fare pressione sugli utenti oppure presentare in modo sbagliato gli sconti”.

Secondo l’accordo Booking dovrà formulare i propri annunci in modo che sia chiaro ai consumatori che dichiarazioni come “ultima camera disponibile!” si riferisce solo all’offerta sulla piattaforma Booking.com. Vietato anche presentare un’offerta a tempo limitato se lo stesso prezzo sarà ancora disponibile in seguito.

La nota piattaforma si è impegnata anche a :

  • Chiarire come vengono classificati i risultati e se i pagamenti effettuati dall’erogatore del servizio ricettivo a Booking.com hanno influenzato la sua posizione nell’elenco dei risultati;
  • Garantire che sia chiaro quando un confronto dei prezzi si basa su circostanze diverse (ad es. date di soggiorno) e non presenta tale confronto come sconto;
  • Garantire che i confronti dei prezzi presentati come sconti rappresentino risparmi reali, ad esempio fornendo dettagli sul prezzo della tariffa standard preso come riferimento;
  • Visualizzare il prezzo totale che i consumatori dovranno pagare (compresi tutti gli oneri, le tasse prevedibili) in modo chiaro e rilevante;
  • Mostrare gli alloggi esauriti in una posizione nei risultati adeguata ai criteri di ricerca;
  • Indicare chiaramente se un alloggio è offerto da un host privato o da un professionista.

In una nota ufficiale Booking.com ha dichiarato di “aver collaborato volontariamente con la Commissione per assumere impegni a favore dei consumatori dell’UE. Alla fine Booking crede in una legislazione e standard chiari che si applicano a tutti gli operatori del settore, al fine di creare condizioni di parità e standard coerenti per i consumatori”.