Taglio dei parlamentari, tra ulteriori defezioni e nuovi firmatari il referendum si farà

Nuovo colpo di scena nella raccolta di firme tra i senatori in vista di un eventuale referendum per far scegliere ai cittadini l’eventuale taglio dei parlamentari.

Domenica sarebbe scaduto il termine per la raccolta firme ma già alle 15.30 la raccolta firme verrà presentata in Cassazione, dopo che è stato raggiunto il numero necessario di adesioni (che sono 64. Al momento le firme sono 71).

Dopo il ritiro di quattro eletti di Forza Italia di area Carfagna e di alcuni firmatari dem – cui si sono aggiunte quest’oggi ulteriori defezioni (tra cui quella del pentastellato Mario Michele Giarrusso, di cui vi proponiamo di seguito lo status su Facebook in cui giustifica la sua retromarcia) – sono arrivate diverse nuove sottoscrizioni tra i senatori: tra esse quelle dei forzisti Roberta Toffanin e Dario Damiani, vicini a Silvio Berlusconi, irritato per l’iniziativa di Carfagna (aumentano quindi le frizioni in seno a Forza Italia) e sollecitato da Salvini affinché richiamasse all’ordine i suoi.

La Carfagna, in merito alle scalta di ritirare la propria firma, ha dichiarato dal canto suo – secondo quanto riportato da Repubblica: “Quello sul taglio dei parlamentari è un referendum salva-poltrone. È un vero e proprio trucchetto, che ha come unico obiettivo quello di costringere gli italiani a eleggere nuovamente mille parlamentari, anziché seicento. Per questo ai colleghi senatori che mi hanno chiesto un parere ho detto: non prestatevi a un giochino di Palazzo che screditerà la politica, squalificherà Forza Italia, resusciterà il populismo”.

Referendum taglio parlamentari, il fallimento della raccolta firme dei radicali

I radicali – come spesso accaduto nella storia repubblicana – hanno provato a raccogliere le firme per indire il referendum sul taglio dei parlamentari: sarebbero servite 500mila firme, ma il numero di adesioni si è fermato a 66.

Nonostante il risibile numero di firme raccolte, i radicali hanno deciso di depositarle in Cassazione, spiegando in una conferenza stampa il motivo della scelta: “Abbiamo voluto verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico ai quali si era rivolto per la prima volta nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica” sono le parole del segretario del Partito radicale, Maurizio Turco che ha poi spiegato come il suo partito sia contrario alla riforma “che prevede la cessione di rappresentanza da parte dei cittadini”. In precedenza i radicali avevano sottolineato: “Con la riduzione dei parlamentari questo è il risparmio annuale per ogni cittadino: un caffè”.