“Nesso tra uso del cellulare e alcuni tipi di tumore”: Inail condannata a risarcimento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:54

Nesso tra tumori e cellulare

La corte d’Appello di Torino ha condannato l’Inail a corrispondere un risarcimento a vita nei confronti di un lavoratore che, usando il telefonino per più di tre ore al giorno si è ammalato.

Per la Corte d’Appello di Torino c’è un nesso tra l’eccessivo uso del cellulare e l’insorgenza di alcune tipologie di tumore. Secondo la Corte “esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici -più probabili che non”. La decisione è in contrasto con il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, risalente allo scorso agosto e secondo cui l’uso anche prolungato del cellulare non è associato all’incidenza di neoplasie.

La Corte di Appello si è pronunciata su un caso del 2017 dove il tribunale di Ivrea aveva condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un uomo di 57 anni, dipendente di una grande azienda, a cui era stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni aveva usato il cellulare per più di tre ore al giorno.

Il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea, Luca Fadda, aveva sentenziato come il tumore, benigno ma invalidante, fosse stato causato dall’uso scorretto del cellulare.

Le dichiarazioni dell’avvocato e del dipendente Telecom

Per l’avvocato Stefano Bertone la speranza è che la sentenza spinga a una campagna di sensibilizzazione sull’uso responsabile del cellulare. “Come studio – aggiunge – abbiamo aperto il sito neurinomi.info, dove gli utenti possono trovare anche consigli sull’utilizzo corretto del telefonino”.

Non voglio demonizzare l’uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole”, afferma Roberto Romeo, che ha scoperto il tumore nel 2010.

“Ero obbligato ad utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro – racconta l’uomo -. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito”.

All’uomo è stato asportato il nervo acustico e non sente più dall’orecchio destro. Il materiale scientifico e probatorio presentato è stato vagliato da due nuovi consulenti tecnici nominati dalla Corte: Carolina Marino e Angelo D’Errico.

 

 

 

 

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