Wired accusa di disinformazione altre testate a causa di Salvini: ma dov’è la disinformazione?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:11

Nel 2017 fu l’inchiesta di BuzzFeed – “One Of The Biggest Alternative Media Networks In Italy Is Spreading Anti-Immigrant News And Misinformation On Facebook”.

Ne scrivemmo, criticando l’ipocrisia delle policy di Facebook: “questa censura rappresenta l’ennesimo caso di attenzione selettiva da parte di Facebook, pronto a chiudere pagine nel momento in cui finiscono nell’occhio del ciclone (un po’ come accadde con ‘Sesso Droga e Pastorizia’ qualche mese fa) ma tendenzialmente lassista se non sollecitato al controllo”.

Scrivemmo anche, provando a giustificare la tendenza al clickbait: “è necessario che qualcuno ci legga. Lo sanno bene anche i redattori di Buzz Feed, se è vero che tra le notizie più lette del momento ci sono contenuti d’alto livello come “This Quiz Will Reveal What % Dominant And Submissive You Are During Sex” o “21 Things Everyone Has Secretly Done At The Doctor’s Office””.

Parlando di BuzzFeed, avremmo potuto citare Morozov e un suo articolo pubblicato su Slate, intitolato “La viralità del male” e citato da Federico Mello in “Un altro blog è possibile: Democrazia e internet ai tempi di Beppe Grillo”.

“Il contenuto dell’articolo è secondario alla sua performance virale”, scriveva già nel 2013 lo studioso bielorusso – universalmente riconosciuto esperto di nuovi media – a testimonianza del fatto che BuzzFeed è stato artefice (almeno in parte) della nascita del clickbait (anche se loro direbbero di no).

Ma le tempistiche sono quelle che sono, come sanno tutti quelli che scrivono per il web, e non ci concetrammo troppo su BuzzFeed.

Wired sulle orme di BuzzFeed: Salvini e il presunto network di disinformazione più grande d’Italia

“Come Salvini tiene in vita il network di disinformazione più grande d’Italia”: con questo titolo, la versione italiana del sito di Wired – storica rivista statunitense definita su Wikipedia La Bibbia di Internet – torna sul tema trattato da BuzzFeed.

Questo il sottotitolo: “Che fine ha fatto la rete di siti e pagine portata alla luce da Buzzfeed nel 2017? È viva e vegeta, ha numeri enormi e soprattutto viene condivisa dalla comunicazione del leader leghista: l’inchiesta di Wired”.

Letto ciò, ci si chiede:

la “rete di siti e pagine” (di cui parleremo di seguito) sarebbe dovuta scomparire dopo l’inchiesta di BuzzFeed? Perché?

E’ una colpa avere numeri enormi? (In tal caso Wired – che fa parte di un gruppo editoriale minuscolo, affiancato da realtà insignificanti come Vogue e Vanity Fair – sarebbe colpevole).

E’ una colpa essere condivisi da Matteo Salvini?

Nel raffazzonato articolo pubblicato su Wired, si muovono accuse generiche – attaccando le realtà a suo tempo attaccate da BuzzFeed ma allargando il discorso a MeteoWeek – senza però scendere nel merito dei contenuti pubblicati ad oggi dalle realtà.

Potete andare voi stessi sui siti in questione (qui DirettaNews, qui Inews24) per rendervi conto che si tratta di comuni siti di informazione online che scrivono di temi di cui scrivono tutte le altre realtà.

Si parla sì di una presunta fake news pubblicata da MeteoWeek e rilanciata da Matteo Salvini in relazione al caso Bibbiano:

l’ordine nazionale degli assistenti sociali ha bollato come fake la notizia di MeteoWeek, che parlava di “ordine” arrivato direttamente “dagli assistenti sociali” e, pur non contestando il resto della ricostruzione, ha annunciato querele “quando ci saranno gli estremi, per il senatore e per tutti gli altri che diffondono false notizie”.

Ma è interessante notare come venga criticato soltanto un passaggio dell’articolo.

Le topiche, però, possono capitare a tutti e gli errori non sono necessariamente commessi in malafede.

Ricordate la notizia della Finlandia pronta ad adottare la giornata lavorativa di sei ore (per 4 giorni alla settimana)? Fu pubblicata da pressoché qualsiasi realtà online, fece il giro del web, ma si trattò di fatto di una fake news (ne scrivemmo anche noi, per poi rettificare. Peccato, speravo fosse un passo in avanti verso la full automation).

Quindi, circa l’accusa di essere condivisi da Matteo Salvini, mi e vi chiedo: essere citati dal leader della Lega può rappresentare una colpa?

Si può abbondantemente criticare il funzionamento della Bestia e le strategie social salviniane  (dal canto nostro, non siamo mai stati troppo teneri con l’ex vicepremier e non abbiamo intenzione di esserlo in futuro – né nei suoi confronti né nei confronti di chiunque altro) ma non si può bollare come bufalara qualsiasi realtà da lui rilanciata.

Come ha fatto notare Open, Salvini condivide tanti siti di informazione, nella sua spasmodica attività social.

Alcune realtà fanno davvero disinformazione, ma di altre (Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Corriere ed Ansa) non potremmo mai parlare in questi termini: perché nell’articolo di Wired le realtà del gruppo editoriale Web365 / PlanetShare vengono incluse nell’insieme delle realtà che fanno disinformazione senza che ci sia una ben che minima analisi dei contenuti postati?

Traffico tramite Google: se volete accusare l’algoritmo, fate pure

Quindi, che il traffico passi principalmente attraverso Facebook è una fake news. MeteoWeek, ViaggiNews, Calciomercato.it (cheppoi ci si chiede cosa c’entri un sito di calciomercato in tutto ciò) e molte della altre realtà appartenenti al tanto criticato network godono di un’ottima indicizzazione e una parte consistente del loro traffico viene veicolata da Google: se volete accusare anche l’algoritmo di Google, fate pure (per quanto mi riguarda, non amo tanto l’algoritmo di Google, nel suo essere inintellegibile).

Sembra piuttosto che quando una realtà inizia a fare numeri importanti diviene scomoda.

Ci può anche stare: lottiamo tutti per ottenere lettori e i competitors non fanno mai piacere.

Non dovrebbe però mai accadere che si muovano accuse non fondate, perché quella sì è disinformazione che svilisce il lavoro di decine di persone che dedicano il proprio tempo per provare a fare un mestiere complicato, in cui siamo tutti abbondantemente perfettibili.

Rocco Di Vincenzo

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