Come funziona il lavoro dentro un magazzino Amazon? Fuori un interessante “documentario” autoprodotto

Il canale YouTube ‘21st Century Schizoid Don’ ha pubblicato un analisi su Amazon, partendo dal lavoro svolto nei loro magazzini di Passo Corese a Fara in Sabina.

“Sono arrivati gli americani, gli americani”: inizia così il documentario girato da un ex dipendente Amazon, con una frase ad effetto a richiamare l’immagine dell’entusiasmo -parzialmente tradito- degli italiani al finire della seconda guerra mondiale.

“Tutti i genitori erano felici, perchè avevano i figli da sistemare, da piazzare sul mercato, da collocare come un pacco” descrive così l’iniziale entusiasmo con cui la popolazione locale ha accolto la costruzione dei magazzini Amazon nella Sabina, che sorge su collina di uliveti, all’interno di un area archeologica, spianata però prima dell’ingente investimento compiuto dalla nota azienda.

A guidarci all’interno dei magazzini è un ex picker, ovvero l’addetto a prendere i pacchi da un robot e infilarli nei cesti. Il magazzino di Amazon sorto a Passo Corese è infatti automatizzato, e l’autore del video spiega come lavorandoci si è portati a chiedersi se il progesso e l’evoluzione sono rappresentati dai robot che portano gli oggetti ai lavoratori, o dall’essere umano “che all’interno di una gabbia, compie un lavoro compiendo gli stessi movimenti per otto ore”.

Il vero prezzo dello shopping on-line

Nel descrivere il lavoro, la voce ci spiega che è semplice: “più siamo veloci, prima vi arrivano i vibratori a casa”. L’ambiente di lavoro è pieno di scritte motivazionali che l’ex picker paragona ai vecchi motti di stampo fascista come “l’aratro scava il solco, ma è la spada che lo difende”. I contratti di lavoro iniziano con 15 giorni, diventando poi di un mese o due, con un massimo di 9 e la permanenza media di 4 mesi.

Nel lavoro è prevista un rate, una media di lavoro svolto, e all’abbassarsi di questa media si viene raggiunti da un manager che ti chiede “Oggi stai un po’ sotto il rate. Come va, tutto bene? Ce la fai a dare un po’ di più?”, un interessamento teso a far produrre tutti al massimo.

Caffè gratis, buoni pasto, aria condizionata, convenzioni con le palestre, primo maggio favoltativo, domeniche libere solo se non si è di turno: la descrizione dei vantaggi e dei svantaggi del lavorare nei magazzini Amazon sono illustrati con un amarezza di fondo, che dà l’idea di perdita. Ad aggiungere peso verso uno dei piatti della bilancia è l’uso che, secondo l’autore del video, l’azienda fa degli interinali, con un ricambio continuo di giovani, illusi forse nella ricerca della stabilità,

“Un entità produttiva che è un istituzione totale” dove i bambini vengono portati in gita, quando “in Sabina ci sarebbe altro da vedere” con riferimento alle meraviglie storiche, colturali e naturalistiche della zona.

Sono molti gli interrogativi da porsi ascoltando il video, e altrettanti gli spunti su cui informarsi, dalla domanda “Amazon paga le tasse?” fino a quanto sia effettivamente necessario tutto ciò che ordiniamo e a quale prezzo nei confronti del rispetto dei lavoratori coinvolti nel sistema.