Prestazioni sessuali, contanti o gioielli: così un magistrato della corte d’appello “vendeva” le proprie sentenze

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:22

Il magistrato, in servizio presso la Corte d’Appello di Catanzaro, è in arresto per corruzione in atti giudiziari

Le indagini, avviate nel 2018, hanno fatto venire a galla un sistema di corruzione ben rodato. Prestazioni sessuali, compensi in denaro o tramite preziosi in cambio di sentenze favorevoli in processi penali. 

Le indagini e le accuse

Le indagini sono state avviate nel 2018 e condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone e dirette dalla Dda, sono state coordinate dalla procura di Salerno. E’ stata disposta un’ ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Salerno nei confronti di otto indagati, sette in carcere uno ai domiciliari. Tra questi ci sono «Vincenzo Arcuri, Giuseppe Caligiuri, Marzia Tassone (avvocato del foro di Catanzaro), Luigi Falzetta, Emilio Santoro (ex dirigente dell’Azienda ospedaliera di Cosenza), Giuseppe Tursi Prato (ex consigliere regionale), Francesco Saraco (avvocato del foro di Locri, ai domiciliari)». Tutti i destinatari delle misure cautelari sono indiziati di corruzione in atti giudiziari, alcuni aggravati dall’articolo 416 bis. Gli indagati avrebbero promesso al magistrato denaro, prestazioni sessuali, gioielli per ottenere, come riportato dall’ansa “in processi penali, civili e in cause tributarie, sentenze o comunque provvedimenti favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo. In taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai tribunali del distretto, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari».

Coinvolto anche un medico in pensione e l’avvocatessa sua amante

Oltre al magistrato Petrini, figura cardine del sistema corruttivo, è stato coinvolto anche un medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Il suo ruolo all’interno dell’apparato corruttivo sarebbe stato quello di procacciare nuovi imputati condannati in primo grado, o privati coinvolti in cause civili, promettendo sentenze favorevoli in cambio di beni. Centrale anche la figura di Maria Tassone, avvocatessa sua amante, che avrebbe offerto in maniera continuativa il suo appoggio per definire processi che potevano finire dinanzi alla sua sezione.

Servivano soldi per pagare il vitalizio ad un ex consigliere regionale e aiutare candidati al concorso di avvocatura

Le attività corruttive, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero servite anche per fornire il vitalizio ad un ex politico calabrese che durante la V Legislatura regionale svolgeva l’incarico di Consigliere Regionale. Il politico non poteva godere più del vitalizio a causa di una condanna emessa nel 2014 a 6 anni di reclusione. I beni “raccolti” servivano inoltre per aiutare alcuni candidati a “superare” il concorso per l’abilitazione all’avvocatura. 

Nell’abitazione di Petrini i finanzieri hanno sequestrato 7mila euro contenuti in una busta.

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