Infermiere condannate, lanciavano sassi contro pazienti affetti da demenza

Due aspiranti infermiere sono state prima licenziate e poi condannate a 20 settimane di reclusione per aver maltrattato gli anziani in una casa di cura.

La malvagità di certe persone in alcuni casi non è solo incomprensibile, fa quasi paura. L’idea che qualcuno possa prendersela con un soggetto indifeso fa già accapponare la pelle, ma che lo faccia per divertimento e lo filmi per avere modo di rivedere e godere della sofferenza arrecata lascia inermi. Questo è quello che si è verificato in una casa di cura inglese, in cui le due giovani aspiranti infermiere Abana Arshad e Amy Greenhalgh si divertivano a molestare e maltrattare i pazienti affetti da demenza senile o alzheimer.

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Purtroppo sappiamo come episodi di violenza ai danni degli anziani si verifichino in tutto il mondo e come anche nel nostro Paese siano stati scoperti diversi casi. Non a caso in uno dei decreti sicurezza voluti dall’ex ministro dell’Interno c’era un emendamento con il quale si chiedeva l’inserimento di telecamere di videosorveglianza all’interno delle case di cura. Per quanto riguarda il caso in specie, verificatosi invece oltre manica, dai media britannici si evince come gli episodi contestati si siano verificati in unico turno. Non è escluso, però, che ce ne siano stati degli altri.

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Infermiere condannate per aver maltrattato anziani in una casa di cura

Le due infermiere, entrambe 24enni, erano di turno assieme e prima di salire a fare il loro lavoro sono state viste nel giardino della Laburnum Court (casa di cura a Salford, Inghilterra) mentre raccoglievano dei sassi. Poco più tardi uno dei medici di turno ha sentito dei lamenti provenire dalla camera di una signora, alla quale ha sentito dire: “Ferme, perché lo state facendo?”. Il medico ha rassicurato la donna e cercato di capire cosa fosse successo, ma la donna non ha saputo dirglielo. Sul pavimento e accanto alla sedia, però, ha trovato dei sassi.

Poco dopo il medico ha sentito un’altra paziente lamentarsi. La donna diceva: “Smettetela. A me non gettatele”. Così ed è andato di corsa nella sua stanza. Qui ha trovato le due infermiere che ridevano tra loro e gli ha chiesto spiegazioni, ma queste hanno eluso la domanda e se ne sono andate. Pare che fossero sette in tutto i pazienti presi di mira dalle due infermiere, tutti affetti da malattie mentali che gli impedivano di ricordare propriamente cosa gli fosse successo pochi istanti prima. Dalle indagini sono emerse alcune chat in cui le ragazze scherzavano sull’accaduto. Le due sono state condannate a 20 settimane di reclusione, pena che con ogni probabilità sarà sospesa.