Venti di guerra, l’ayatollah Khamenei torna a predicare dopo 8 anni ed attacca: “Trump è un pagliaccio”

L’ayatollah Khamenei attacca Trump davanti alla folla in preghiera: ” Ci colpirà alle spalle”

Torna a predicare dopo ben 8 anni di silenzio l’ayatollah Khamenei, e lo fa con uno scopo ben preciso: attaccare Trump. Non accadeva dal 2012 infatti che la Guida Suprema Iraniana Khamenei officiasse la grande preghiera del venerdì. “Donald Trump è un pagliaccio”: questa la dura sentenza emessa dall’ayatollah, che ha aggiunto “Quei pagliacci che sostengono di essere dietro il popolo sono bugiardi. Sono manipolati dai nemici e non hanno dedicato le proprie vite alla sicurezza dell’Iran, diversamente da gente come Soleimani”. Donald Trump è un “pagliaccio” che finge di sostenere il popolo iraniano ma poi lo “colpirà alle spalle con un pugnale velenoso”.

Khamenei da sempre ha parlato solo in momenti di crisi 

La sua decisione di parlare al popolo durante la Grande Preghiera è indicativa dello status di grande crisi in cui versa l’Iran. In passato lo fece nel 2009, mentre si svolgevano le proteste contro le rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, e nel 2011 durante la primavera araba. Nei giorni scorsi vi sono state forti proteste e manifestazioni contro il governo iraniano a seguito dell’abbattimento accidentale dell’areo ucraino. A tal proposito  Khamenei ha affermato “Un incidente tragico e molto triste. I nostri nemici sono stati contenti dell’abbattimento dell’aereo perché vogliono ritenere responsabile la Repubblica Islamica e le Guardie della Rivoluzione. Alcuni stanno traendo vantaggio dall’incidente dell’aereo ucraino cercando di oscurare la memoria dei martiri Soleimani e Abu Mahdi al-Muhandis“ – aggiungendo poi un messaggio ai familiari delle vittime della tragedia aerea – “Gli sono molto vicino. È necessario rispondere alle famiglie delle vittime. Voglio anche lodarle per non stare dalla parte del nemico. Una madre mi ha scritto per dirmi di essere con la Rivoluzione Islamica”.

Viene anche menzionato l’accordo sul nucleare

Il discorso ha toccato anche un punto delicato: quello dell’accordo sul nucleare, che oggi si trova fortemente a rischio data l’instabilità geopolitica di Teheran, la quale ha annunciato di voler violare i patti precedentemente stabiliti a causa della mancata presa di posizione da parte dell’Unione Europea. “Francia, Gran Bretagna e Germania fanno gli interessi degli Stati Uniti – ha detto l’ayatollah– La nostra Nazione deve essere forte, noi non siamo contrari ai negoziati, a patto che non siano con gli Stati Uniti”.

Il discorso di Khamenei giunge dunque in un momento di profonda instabilità del Paese, che riguarda sia la politica interna che quella estera. La Guida Suprema voleva probabilmente invocare un sentimento di unità nazionale, con il tentativo di placare le tensioni che scuotono l’Iran dalle radici.

L’attacco agli 11 soldati americani

Non è un caso che il discorso arrivi proprio a seguito del ferimento di 11 soldati americani la scorsa notte. Proprio oggi infatti è giunta la notizia che undici militari americani sono rimasti feriti nell’offensiva missilistica lanciata da Teheran contro le basi militari statunitensi presenti in Iraq. La notizia smentisce le affermazioni fatte da Trump, il quale aveva dichiarato che il raid non aveva causato né vittime né feriti. I militari, che hanno riportato tutti un trauma cranico, sono stati trasportati d’urgenza in Germania e in Kuwait, dove sono stati sottoposti a medicazione. Secondo le prime indiscrezioni uno dei militari avrebbe addirittura subito una commozione cerebrale, andando a smentire totalmente le dichiarazioni fallaci che Trump ha rilasciato, probabilmente con il fine di tranquillizzare la popolazione americana.

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