Richiedenti asilo trattati come schiavi: 150 euro al mese per 10 ore di lavoro ogni giorno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:51

Dei richiedenti asilo hanno denunciato i datori di lavoro per le condizioni lavorative inique a cui erano costretti a sottostare sotto minaccia.

La denuncia di alcuni richiedenti asilo ha fatto emergere le condizioni di sfruttamento a cui alcuni migranti sono sottoposti. I tre migranti hanno raccontato come si svolgeva il lavoro  in un magazzino di San Mauro Torinese. I dipendenti erano tutti migranti e la paga massima era di 18 euro al giorno per 10 ore di lavoro, 7 giorni su 7. La pausa pranzo consisteva in pochi minuti per mangiare il panino, all’interno del magazzino non c’erano riscaldamenti e quando i datori di lavoro lasciavano il magazzino loro venivano chiusi dentro.

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A quanto pare gli sfruttatori approfittavano della condizione di estrema esigenza dei richiedenti asilo. Questi accettavano il lavoro per avere una busta paga. Attraverso quel documento, infatti, potevano mandare avanti la pratica per il permesso di soggiorno. Non a caso ogni lamentela veniva rintuzzata con la minaccia di un licenziamento e della perdita della busta paga. I migranti che oggi denunciano quella situazione di sfruttamento si sono ribellati al controllo dei datori di lavoro chiedendo che venisse aumentato loro il salario, motivo per cui sono stati licenziati in tronco.

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Richiedenti asilo trattati come schiavi, la denuncia: “Ci aveva tolto la dignità”

Accompagnati dall’avvocato Bisacca, i tre migranti hanno presentato ieri mattina una denuncia al giudice del lavoro. L’obbiettivo è quello di ottenere i documenti utili per le pratiche dell’immigrazione, ma anche quello di fermare uno sfruttamento per il quale ci potrebbero essere i presupporti per forme di caporalato. Lo stesso avvocato dei tre richiedenti asilo ha spiegato nell’esposto la difficile situazione in cui si trovano queste persone: “In qualità di richiedenti asilo si trovavano in evidente stato di soggezione rispetto al datore di lavoro, data l’importanza per loro di poter provare di avere un’attività lavorativa utile al riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari”.