Morto dopo un pestaggio, si indaga nei CPR. Dura la Serracchiani: “Colpa dei decreti di Salvini”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:42

"nuovo" caso Cucchi?

“Morto dopo un pestaggio”, si indaga per omicidio volontario con un’inchiesta sulla tragica fine di Enukidze Vakhtang, un georgiano rinchiuso nel cpr di Gradisca d’Isonzo in attesa di essere rimpatriato.

Il Garante dei detenuti Mauro Palma ha effettuato una visita approfondita del Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d’Isonzo, dopo la morte di un ospite del cpr.

Ill georgiano Enukidze Vakhtang è deceduto sabato e sulla sua morte la Procura della Repubblica di Gorizia ha aperto un indagine per omicidio volontario.

Gli inquirenti stanno lavorando per stabilire l’esatta dinamica dei fatti, indagando anche sulla permanenza di Vakhtang presso il carcere di Gorizia, durata 48 ore, in attesa di processo per direttissima per resistenza a pubblico ufficiale.

La struttura è stata visitata anche dallo stesso garante a seguito della visita al CPR. Dalla sua visita Palma ha appreso come il soggiorno del 37 enne georgiano sia stato “problematico”, tale da necessitare l’intervento della polizia penitenziaria per placare le escandescenze dell’uomo.

I motivi della carcerazione e la telefonata del dubbio

Enukidze era arrivato in carcere dopo la rissa con un giovane egiziano e aveva alcune fasciature sul corpo. Al rientro in cpr giovedì, l’uomo è stato visitato dall’infermeria interna, che ha riscontrato un occhio nero e altri lividi, classificati come esiti di vari traumi e non pericolosi, attestando come normali i paramenti vitali dell’uomo.

Che però è deceduto 24 ore dopo, nella notte tra venerdi e sabato, dopo essersi sentito male nella camerata e trasportato in ospedale. Domani si terrà l’autopsia, indispensabile per comprendere le cause della morte ed indagare su eventuali abusi di farmaci calmanti che potrebbero essere stati somministrati a una persona che negli ultimi giorni sembrava difficile da controllare.

In una nota audio raccolta telefonicamente dall’associazione “No Cpr” si sente un altro detenuto del centro friulano raccontare di aver assistito al pestaggio. Non è il primo caso oggetto di discussione avvenuto in questi pochi mesi di apertura del centro.

“Nel Cpr – spiega Valter Mazzetti, segretario generale dell’Fsp Polizia di Stato – potenzialmente potrebbe accadere il peggio di continuo, perché si vive una situazione esplosiva, e per gli operatori in carenza di precisi protocolli, senza una standardizzazione degli interventi, in carenza di informazioni sul profilo igienico sanitario, con turni massacranti quando c’è da fronteggiare proteste, rivolte, fughe, risse, che sono continue”.

“Spesso si feriscono, si aggrediscono l’un con l’altro, si accaniscono sugli agenti, che devono vedersela anche con sputi e schizzi di sangue. Altrettanto frequenti – continua Mazzetti – sono gli incendi degli arredi, che oltretutto comportano la momentanea assenza di corrente con conseguenze sulla videosorveglianza, e costringendo gli agenti ad operare al buio”.

Per la deputata Pd Debora Serracchiani , che ha visitato il Cpr, nelle attuali condizioni “strutturali e normative” non può continuare a funzionare e il problema è nei decreti di Salvini in quanto le strutture sono state pensate per soggiorni di brevi periodi e non detenzioni lunghe che, gestite nella scarsità di personale e in strutture inadatte, diventano insostenibili.

A difesa dell’operato della polizia oltre ai sindacati autonomi SAP e SIULP, interviene anche la CGIL. Le sigle si dichiarano solidale con il questore che esclude ogni coinvolgimento delle forze dell’ordine nella morte dell’uomo.

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