Brexit: il divorzio fra UE e Regno Unito ora è ufficiale

Arriva l’ok del Parlamento Ue all’accordo di divorzio del Regno Unito. La Brexit è ufficiale

Più che divorzio all’italiana è proprio il caso di dire divorzio all’inglese. Con 621 sì contro i 49 no e 13 astenuti il parlamento europeo dice addio alla Gran Bretagna. Dopo lo scrutinio del voto tutti gli eurodeputati si sono presi per mano intonando la tradizionale canzone scozzese ‘Auld Lang Syne’, conosciuta come il valzer delle candele. Ma per David Sassoli, presidente del parlamento, non è un addio ma un arrivederci: “Cari amici britannici, addio é una parola troppo definitiva, ed é per questo che insieme a tutti i colleghi vi dico soltanto arrivederci. E voglio salutarvi con le parole che diceva Jo Cox, la deputata britannica uccisa durante una campagna elettorale: Abbiamo molto di più in comune di quanto ci divide”. Il Presidente ha poi firmato la lettera per trasmettere al consiglio l’approvazione da parte del parlamento della fuori uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier si è definito “davvero toccato da questo dibattito che è stato in certi momento emozionante e ha avuto toni gravi”, aggiungendo che  “Siamo addolorati dal risultato del referendum ma lo rispettiamo”. Il divorzio è avvenuto con il “Royal assent” che la Regina Elisabetta II ha dato lo scorso 23 gennaio all’European Union Act, la legge inglese che regola i rapporti fra Londra e l’Unione Europea, e che quest’anno ha visto nascere l’accordo di recesso (il Withdrawal Agreement). Come ogni divorzio, dopo lunghi dibattiti non rimane che firmare i documenti che sanciranno ufficialmente la Brexit, la quale avverrà il 1 febbraio 2020. 

Cosa accadrà agli accordi commerciali

Per il momento dal punto di vista commerciale e doganale non cambierà nulla. Il 2020 sarà infatti l’anno di transizione che servirà a consentire alle parti di stabilire accordi commerciali. Secondo l’accordo di recesso tale periodo potrebbe allungarsi, consentendo di rinnovare la fase transitoria (della durata di due anni) solo una volta, ergo fino al 2022. Il fine dovrebbe essere quello di giungere ad un futuro accordo per un libero mercato e un libero scambio, dove non dovrebbero essere previsti né dazi né particolari contingenti tarrifari.