Referendum taglio parlamentari: quando si vota? La data e il quesito

Referendum taglio parlamentari

Il referendum confermativo della riforma sul taglio dei parlamentari tornerà al voto il 29 Marzo. Niente quorum perchè passi.

Su proposta del presidente Giuseppe Conte, il Consiglio dei Ministri ha approvato il 29 Marzo come data per il referendum popolare sul testo di legge che riduce i parlamentari. L’ufficialità sarà data però solo dopo la firma del presidente della Repubblica.

Per questo referendum non è necessario il quorum, perchè si tratta di un voto abrogativo. A chiarirlo è la stessa Costituzione, dove è previsto che “la legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi“. E’ sufficiente quindi che i consensi superino i voti sfavorevoli.

Si vota per confermare o meno la riforma che taglia il numero dei parlamentari dagli attuali 945 complessivi a 600 totali (200 senatori e 400 deputati).

Le parole del presidente Conte sul referendum

Ospite del programma “Otto e mezzo”, il premier Giuseppe Conte si dice fiducioso che i cittadini siano a favore di questa riforma. Ma nega possibili crisi di governo in caso di insuccesso.

Questo sarà il quarto referendum costituzionale confermativo della storia della Repubblica. Nei precedenti la legge approvata dal Parlamento è stata poi respinta dagli elettori del referendu, in 2 casi du 3.

Il primo si è tenuto nel 2001, per confermare o no la riforma del Titolo V della Carta, approvata dalla maggioranza dell’Unione negli anni dei governo Prodi, D’Alema e Amato. Passò con il 64,2% di voti favorevoli ma affluenza poco oltre il 34%.

Il secondo caso di referendum confermativo, nel giugno 2006, fu su la riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi (su ispirazione della Lega di Bossi e con Calderoli ministro delle Riforme): la cosiddetta ‘devolution’. Venne bocciata con il 61% mentre i votanti raggiunsero il 52%.

Il 4 dicembre 2016 ci fu il terzo referendum costituzionale: respinto il disegno di legge costituzionale della riforma Renzi-Boschi, approvata in via definitiva dalla Camera ad aprile 2016 e che puntava tra l’altro a superare il bicameralismo perfetto ai danni del Senato. A dire no è il 59,11%, contro il 40,89% di sì. I votanti però furono da record, quasi il 69%. La conseguenza politica furono le dimissioni del governo Renzi.